Vietato non indossare il velo: le leggi iraniane sono sempre più severe

L'hijab va indossato sempre, in ogni luogo pubblico e in tutto il Paese. E mentre le donne protestano l'ombra di una nuova stretta cala sull'Iran

È una vera e propria battaglia, fatta di colpi aspri, severi e mortali, quella che sta conducendo il governo iraniano contro quello che sembra diventato il suo nemico più grande: le donne.

Eppure dall’altra parte loro non si arrendono. Non lo fanno neanche adesso che sanno bene quanto è caro il prezzo da pagare per esporsi in prima linea. Loro che hanno visto le violenze subite dalle compagne di battaglia, gli arresti e le morti, come quella di Mahsa Amini, la giovane 22enne morta sotto la custodia della polizia morale solo perché indossava male l’hijab, e Hadis Najafi, uccisa con sei colpi di proiettili mentre protestava per i diritti di tutte.

Eppure la resilienza continua, a suon di Donna, vita e libertà. Uno slogan, un mantra, la ragione per vivere e sopravvivere soprattutto adesso che le leggi iraniane diventano sempre più severe. Che ogni giorno, un po’ di più, privano le donne della loro stessa libertà.

L’Iran, il velo e la legge sull’uso dell’hijab

Sono leggi morali, quelle sull’abbigliamento femminile, che devono essere rispettate. Chi le infrange non può sfuggire dai provvedimenti della polizia morale che giorno dopo giorno inasprisce i controlli, le pene e le sanzioni per tutte coloro che osano trasgredire.

L’hijab va indossato sempre, in ogni luogo pubblico e in tutto il Paese. È questa la legge che vige nell’Iran dopo la rivoluzione del 1979. Se una donna, che sia turista o cittadina, non lo indossa o lascia una ciocca di capelli scoperta, come ha fatto Mahsa Amini, va incontro all’arresto. Ad assicurarsi che la legge venga rispettata in tutto il Paese c’è la polizia morale, che vigila attentamente tra le strade per punire i trasgressori.

Ma questo non basta al governo iraniano, che nelle ultime settimane ha scelto di sopprimere le proteste sorte in tutto il Paese con la violenza e gli arresti, con la morte dell’Hadis Najafi. Così ecco che l’ombra di una nuova stretta sulle donne e sui dissidenti sta per calare su tutto il Paese.

Come riporta il Guardian, infatti, il presidente della Repubblica Islamica dell’Iran Ebrahim Raisi, è pronto ad adottare misure ancora più severe per far rispettare le leggi e prevenire “il vizio”. Il Governo, infatti, sta pensando di utilizzare la tecnologia del riconoscimento facciale sui mezzi pubblici per identificare rapidamente le donne che non rispettano le regole sull’abbigliamento e punirle.

Il decreto, che confermerebbe questa nuova e restrittiva misura, è stato firmato a un mese esatto dalla Giornata nazionale dell’Hijab e della castità, e anche in questo caso non sono mancate le proteste da parte di tutte le donne.

Le donne nel mirino del Governo iraniano

La libertà negata e la dignità calpestata sono al centro delle proteste che dilagano in tutto il Paese da oltre un mese. Le donne sono scese tra le strade e le piazze dell’Iran con i capelli sciolti nel vento, sventolando il velo e bruciandolo in nome della libertà. Di tutta risposta, però, le autorità hanno represso quelle manifestazioni con atti di violenza e arresti che sono stati documentati dagli attivisti di tutto il mondo sui social network.

Insomma le donne sono finite sotto il mirino del governo iraniano che continua ad adottare misure sempre più aspre e severe. Le stesse che la scorsa estate hanno condannato a morte le due attiviste della comunità Lgbt+, Zahra Sedighi-Hamadani e Elham Choubdar, colpevoli di diffondere la “Corruzione sulla Terra” secondo la Corte rivoluzionaria di Urmia.