Le ragazze dell’Isis: chi è Meriem Rehaily, la padovana che ora vuole fuggire

Si sarebbe pentita e vorrebbe tornare a casa, a Padova: questa la notizia riportata dai media su Meriem Rehaily, una tra le ragazze arruolatesi nell'Isis, scomparsa a luglio

È scomparsa da Arzegrande, in provincia di Padova, lo scorso 14 luglio, per arruolarsi nelle file dell’Isis, e da allora i suoi genitori non hanno più avuto notizie. Di qualche giorno fa è la notizia che la ragazza italiana di origini marocchine avrebbe chiamato un parente, dicendosi pentita e desiderosa di tornare a casa. Lei è Meriem Rehaily, ha 19 anni e attualmente risulta combattente tra le milizie dello Stato Islamico.

“Ho paura, voglio tornare”
: con queste parole, secondo i giornali che hanno pubblicato la notizia, la jihadista avrebbe implorato il familiare al telefono, a gennaio, chiamata che sarebbe stata intercettata dai carabinieri del Ros e avrebbe fatto scattare un programma di protezione per la giovane e la sua famiglia. La presunta diserzione potrebbe scatenare le ire degli estremisti islamici: forse per questo il padre Roudani ha dichiarato di non sapere più nulla della figlia e si è barricato in casa: se la notizia fosse vera, infatti, Meriem sarebbe in pericolo, perché chi esce dai gruppi terroristici rischia la morte.

Ma chi è Meriem Rehaily, tra le ragazze che si sono arruolate, lasciandosi incantare dalle brame di sangue del Califfato? La sua famiglia arriva in Italia dal Marocco quando lei ha 9 anni. Il padre lavora prima come parcheggiatore, poi diventa operaio. Lei vive un’adolescenza come tante, inquieta ma ‘normale’, spesso salta la scuola e perde un anno. Discute coi genitori, come tutti i ragazzi della sua età, e come loro ha tutto, cellulare, pc, veste all’occidentale. Una notte non torna neppure a casa. Tutte mosse che, alla luce della sua partenza per la Siria , sono apparse chiare e forse potevano essere interpretate per tempo, soprattutto quando negli ultimi post su Facebook, la ragazza diceva che non si può più restare a guardare ed è giunto il tempo di combattere.

Secondo le prime indagini svolte in luglio dagli inquirenti, Meriem avrebbe aderito alla cyber-jihad a febbraio del 2015 come soldato dell’esercito informatico, poi si sarebbe radicalizzata fino alla partenza per la Siria, a luglio. L’iniziale incredulità del padre, si è trasformata in certezza ma non in rassegnazione. L’Antiterrorismo ritiene che l’adescamento della ragazza sia avvenuto sulla piattaforma social dei reclutatori dello Stato islamico, in cui rimangono impigliati molti ragazzi come Meriem, che scelgono la hijrah, e cioè l’emigrazione verso le terre della jihad. Oggi però potrebbe essersi pentita e, secondo le indiscrezioni trapelate in questi giorni, vorrebbe tornare a casa dalla sua famiglia.

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