Bambola gonfiabile impiccata e sanguinante in Piazza del Duomo

Se alberghi, in una scelta simile più cattivo gusto che indignazione, è arduo da stabile. Quel che è certo, all’indomani di questa installazione prepotente e disturbante in piazza Duomo a Milano è che la violenza sulle donne è un tema che scuote e assume forme, anche artistiche, imprevedibili. Come quella di una bambola gonfiabile impiccata.  

La bambola insanguinata, notata da molti passanti, è stata calata dall’Arengario di Milano, nella centralissima piazza del Duomo, come testimonianza contro e della violenza sulle donne. La performance non autorizzata contro il femminicidio è stata inscenata da una giovane artista, Cristina Donati Meyer e dal gruppo «M’Arte». 
 
Due settimane fa, la stessa artista aveva scalato la storica Porta Romana, rimanendo legata a una corda per oltre un’ora, vestita da sposa con le ali d’angelo a simboleggiare l’agonia e la morte della sposa
 
Tre attivisti del movimento hanno appeso dal balcone del Museo del Novecento la bambola da cui cadevano gocce di una sostanza che doveva rappresentare il sangue versato dalle donne vittime di violenza nel nostro Paese. La Donati Meyer, vestita da sposa, si trovava sotto la scena. 
 
Una installazione che ha sorpreso e ha destato non poca attenzione: dal balcone sono stati lanciati volantini che spiegavano l’iniziativa di denuncia. Una prova durata fino all’intervento della Polizia che ha rimosso la bambola impiccata.

Bambola gonfiabile impiccata e sanguinante in Piazza del Duomo

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