La polemica sul colore delle mascherine che (forse) non ci serviva

Condannate come "indecorose" le mascherine FFP2 distribuite agli agenti di polizia. Ecco la polemica che riguarda tutti

Sabina Petrazzuolo Lifestyle editor e storyteller Scrittrice e storyteller. Scovo emozioni e le trasformo in storie. Lifestyle blogger e autrice di 365 giorni, tutti i giorni, per essere felice

Come può un semplice colore diventare la pietra dello scandalo, della polemica e dell’ennesima protesta? Ma soprattutto come può mettere in dubbio l’operato, la professionalità e il “decoro” di un lavoratore? Può farlo se siamo in Italia e se le differenze di genere, le diseguaglianze e gli stereotipi passano continuamente per la netta distinzione tra ciò che è femminile e ciò che è maschile.

Così ecco che, in un periodo storico tanto complicato, quanto intenso, è sorta una nuova polemica, di cui forse non avevamo bisogno. A essere incriminate, questa volta, sono state le mascherine FFP2 utilizzate da alcuni agenti da polizia, strumenti fondamentali di protezione che ormai ci accompagnano da quando l’emergenza sanitaria è cominciata.

A essere condannata non è stata la funzionalità o la qualità delle mascherine, intendiamoci, ma il loro colore. Quel rosa che, indossato da alcuni agenti, è stato prontamente considerato indecoroso. E a storcere il naso non sono state quelle poche persone che ancora considerano ancora l’abbigliamento, gli accessori o i colori, categorizzanti, ma il sindacato di polizia.

Attraverso una lettera di protesta, infatti, il SAP, sindacato autonomo della polizia, si espresso molto contrariato nei confronti dell’utilizzo delle mascherine FFP2 di colore rosa che sono state inviate agli agenti di alcune città. Una problema, questo, a cui segue ovviamente una soluzione: occorre limitarsi a mascherine di colore neutro o di un altro colore.

Nella nota la richiesta è esplicita, si richiede, infatti, “Un immediato intervento volto ad assicurare che i colleghi prestino servizio con mascherine di un colore diverso (bianche, azzurre, blu o nere) e comunque coerenti con l’uniforme della Polizia di Stato evitando dispositivi di altri colori o con eventuali decorazioni da ritenere assolutamente inopportuni”.

Quindi, tirando le somme, il rosa è un colore “Che risulta eccentrico rispetto all’uniforme e rischia di pregiudicare l’immagine dell’Istituzione” (SAP), mentre il blu è considerato opportuno a dare decoro all’autorevolezza degli agenti di polizia.

La lettera di protesta, arrivata direttamente al prefetto Lamberto Giannini, capo della polizia, richiede un intervento mirato e tempestivo per risolvere il problema delle mascherine rosa distribuite agli agenti delle città di Pavia, Varese, Ferrara, Siracusa e Venezia.

Senza andare ad analizzare il ruolo della divisa, e più nello specifico quello dei costumi nei processi di inclusione ed esclusione, questa situazione apre tutta una serie di riflessioni che non possiamo non fare. Messi da parte il bianco e il nero, riconosciuti per la loro neutralità, perché l’azzurro, che è un colore che da sempre viene considerato maschile nell’abbigliamento, piuttosto che in qualsiasi altro oggetto destinato a bambini e a uomini, è considerato decoroso, mentre il rosa, che per antonomasia è legato all’universo femminile, toglierebbe invece autorevolezza a quella divisa?

Non si rischia così di svilire in qualche modo un sesso, piuttosto che un altro? Certo, noi ci siamo limitati a raccontare i fatti con le informazioni che abbiamo a nostra disposizione, quindi al di là delle parole scritte non possiamo sapere quali meccanismi abbiamo scatenato questa polemica. Né tanto meno sta a noi questionare sulla reazione del SAP e sulla richiesta mossa alle Forze dell’Ordine.

Quello che invece ci chiediamo è se questa polemica, in un periodo storico in cui le battaglie per l’annullamento delle diseguaglianze e degli stereotipi hanno più bisogno di fatti che di parole, fosse davvero necessaria.

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La polemica sul colore delle mascherine che (forse) non ci serviva