Parità tra i sessi, a che punto siamo?

La discriminazione tra i sessi è un retaggio di un lontano passato o al contrario una pratica diffusa e tutt’altro che superata? Se lo è chiesto il Gruppo aufeminin, che ha condotto un sondaggio in tutta Europa per capire a che punto siamo quanto a parità sessuale.

I risultati purtroppo si sono rivelati piuttosto scoraggianti, e non solo in Italia: in particolare la diseguaglianza è piuttosto sentita nel mondo del lavoro e nella realtà dei media, dove le donne vengono rappresentate troppo spesso in modo svalutante.

Discriminazioni sul posto di lavoro
Gli intervistati di tutti i i Paesi interessati dal sondaggio sono concordi nel dire che le discriminazioni sessuali sul mercato del lavoro siano una realtà diffusa. Ne sono convinte il 76% delle italiane e ben l’81% delle francesi.
Salari più bassi (21%), posizioni secondarie (13%) e un avanzamento di carriera pieno di freni e ostacoli (19%) sono le maggiori forme di discriminazione sessuale a sfavore delle donne rilevate in Italia.
Quanto a esperienza personale, 2 italiane su 5 rilevano discriminazioni sul posto di lavoro, mentre il 54% si sente trattata in maniera paritaria rispetto agli uomini.
Va meglio in Francia e Germania, dove più del 60% del campione si sente considerato allo stesso modo.

Discriminazioni gravi
E’ in Francia che si concentrano i casi limite: il 56% non ha avuto mai problemi, ma ben il 29% è vittima di gravi discriminazioni.  
Anche in Italia, più di 1 donna su 4 è stata vittima di vere e proprie discriminazioni sul posto di lavoro e la grande maggioranza (77%) si è, dunque, rivolta ad un tribunale.

Giustificazioni della discriminazione
Le ragioni principali che si elencano per giustificare la mancanze di donne al potere sono, per lo più, discriminazioni di natura sessista (32%) e battute d’arresto nella carriera a causa delle maternità (41%). Per questo motivo la maggioranza delle intervistate auspica l’implementazione di politiche di orari flessibili al lavoro (30%) e sviluppi nel sistema pubblico di assistenza all’infanzia (36%).  
Altri motivi che avrebbero un impatto negativo sulle posizioni occupate dalle donne nel mercato del lavoro sono riconducibili a: stereotipi difficili da sradicare (40%), maternità (51%), mancanza di politiche sociali a sostegno delle mamme che lavorano (56%) e il persistere di situazioni dove il potere è oligarchico, in mano a pochi uomini (43%). In questo quadro si distinguono le spagnole, che danno la colpa alle condizioni storiche (43%) e al modello patriarcale della società (48%).

Rappresentazione di uomini e donne sui media
L’81% è, convinto che i due sessi siano trattati diversamente. Ciò, a sua volta, ha ripercussioni sull’opinione pubblica: il 45% afferma che quest’ultima faccia spesso distinzioni tra uomo e donna, dimostrandosi più critica e pungente nei confronti del gentil sesso.

E in famiglia?
L’88% dichiara di preferire un modello famigliare paritario dove uomo e donna siano egualmente dedicati al lavoro e al mantenimento della famiglia. Nel 61% dei casi, però, il modello prevalente è quello misto, dove entrambi i coniugi lavorano ma è la donna la responsabile delle faccende domestiche. Manco a dirlo, è  l’Italia il Paese con la percentuale più alta registrata in questa tipologia di famiglia, seconda solo alla Polonia con il 75%.

© Italiaonline S.p.A. 2021Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963

Parità tra i sessi, a che punto siamo?