Parità tra i sessi, i problemi cominciano in famiglia

I tempi cambiano, ma gli stereotipi di genere e le cattive abitudini sono duri a morire. L’Università di Bologna e quella di Harvard hanno condotto un’indagine, "Un dito tra moglie e marito", presentata dall’associazione Valore D – Donne al vertice per l’azienda di domani, che evidenzia quanto nella coppia i compiti familiari siano ancora distribuiti in modo sorprendentemente squilibrato.
 

Secondo lo studio è proprio questo uno dei motivi di insoddisfazione delle donne e una delle cause che le scoraggiano ad accettare nuove proposte di lavoro e di realizzarsi quanto potrebbero professionalmente: se il partner non è disposto a sobbarcarsi più lavoro familiare le donne sono costrette a tenere conto di questo problema prima di accettare proposte irrinunciabili ma più onerose.
 

Non che gli uomini non si rendano conto della sproporzione del lavoro familiare di cui si fanno carico le donne rispetto a loro: semplicemente non sono disposti a redistribuire i compiti in modo più equo.
Sommando le ore di lavoro che le donne svolgono a casa e fuori, il loro carico complessivo è misurato addirittura  nel doppio rispetto  a quello degli uomini: nonostante questo, le maggiori ore lavorate non si traducono in un maggior contributo al reddito familiare: in tal modo le donne vivono una sensazione di frustrazione che influenza in modo negativo le loro scelte professionali.

La ricerca è stata condotta su un migliaio di coppie rappresentative della popolazione italiana e 241 di cui almeno uno dei due partner lavora come dirigente. Ebbene, è emerso che le donne lavorano in casa una media di 40,9 ore alla settimana contro le 19,7 dei partner. Se la donna è dirigente il divario è minore: 24,5 ore settimanali di lavoro domestico contro le 13,8 degli uomini.
Inoltre le donne, sommando le ore di lavoro in casa e fuori casa, lavorano più degli uomini: in particolare 30 minuti in più, che salgono a 3,2 ore in più rispetto ai colleghi maschi per le donne manager. Tuttavia questo maggiore impegno lavorativo non si traduce in uno stipendio più alto, visto che il contributo delle donne al reddito familiare è inferiore del 40% rispetto a quello degli uomini.

 

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