Più pane e pasta, meno carne e pesce, addio al cappuccino. Così la crisi arriva in tavola

Gli italiani fanno i conti con la crisi anche a tavola, a partire dalla colazione: aboliti cappuccino e brioche al bar, adesso il primo pasto della giornata si consuma a casa. Non a caso aumentano gli acquisti di fette biscottate (+5,9%), caffè macinato (+3,3), miele (+1,9) e marmellate (+0,9).

Sono i dati presentati al Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione da un’indagine Swg-Coldiretti, che registra non pochi cambiamenti nelle abitudini di consumo degli italiani. Il ristorante rimane solo un ricordo per molti: insieme a bar e discoteche, la frequentazione di questi locali cala drasticamente tanto che il 48 per cento dichiara di rinunciarvi.
Visto che si mangia a casa , molti approfittano dell’occasione per dedicarsi al fai da te nella preparazione dei cibi, tra cui pane, pasta, conserve e yogurt: si registra infatti un aumento record degli acquisti di farina (+8,3 per cento), uova (+5,3) e burro (+2,8).

Bando agli alimenti costosi, un po’ come ai tempi della guerra : più pasta (+3,6 per cento) e meno bistecche (-5,5 per cento), così come meno pesce (-1 per cento), meno frutta e verdura (-0,9) e più pane, economico e dal potere saziante (+1,3 per cento). Crescono però i consumi di olio di oliva (+6,8 per cento), e vini tipici (+1,5): passi rinunciare al ristorante, ma non a un buon bicchiere di vino a casa.
Visti i venti di crisi, gli italiani si concentrano sull’indispensabile per se stessi e meno alla solidarietà, e così rinunciano ai prodotti equo solidali, mentre tengono i prodotti bio, acquistati regolarmente dal 46% degli italiani, che nonostante tutto mantengono una certa attenzione nei confronti della salute e non amano gli organismi geneticamente modificati (li evita il 57%).

L’unico elemento positivo della crisi è la riduzione degli sprechi: "Tra coloro che hanno ridotto lo spreco il 67 per cento lo ha fatto – rileva la Coldiretti – facendo la spesa in modo più oculato, il 59 per cento utilizzando quello che avanza per il pasto successivo, il 40 per cento riducendo le dosi acquistate e il 38 per cento guardando con più attenzione alla data di scadenza.

Se la cucina piange, l’armadio non ride: secondo l’indagine la maggioranza delle famiglie ricicla dall’armadio gli abiti smessi e il 53 per cento rinuncia o rimanda a tempi migliori l’acquisto di abbigliamento e accessori. Di vacanze e viaggi poi non se ne parla almeno il 51 per cento degli italiani, che li riduce o li annulla.
Addio anche a iPad e nuove tecnologie per il il 42%, alla ristrutturazione della casa (-40 %), all’auto o la moto nuova (-38%), all’arredamento (-38%), e alle attività culturali (-37%).

Insomma, in barba alle dichiarazioni ottimistiche rilasciate di tanto in tanto dagli economisti con l’intento di tranquillizzare la popolazione alle prese con licenziamenti e tagli, gli italiani non si sentono per nulla ottimisti e prevedono anzi un peggioramento della situazione economica. Il  51% dichiara di riuscire a pagare a malapena le spese, mentre una percentuale dell’8% dichiara che non ha un reddito sufficiente nemmeno per l’indispensabile. Il 40% di italiani è più fortunato e ammette di vivere serenamente senza particolari affanni economici, mentre l’1% si può persino concedere dei lussi.

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