I nuovi poveri in Italia sono le donne

Nel nostro Paese le vittime più colpite dalla crisi economica in era Covid-19 sono donne: giovani, precarie, madri

Le conseguenze del Coronavirus sono state e sono ancora devastanti per quelle che sono definite le categorie più deboli e indovinate? Tra queste rientrano anche e soprattutto le donne. La crisi economica che ha colpito il nostro Paese, e che per il momento non vede luce vista la pandemia in corso, non ha fatto altro che aumentare quel gap tra uomini e donne sul lavoro.

Non che la matassa sia stata districata adesso, questo vulnus a discapito delle donne esiste da sempre, ma il Coronavirus non ha atto altro che sottolinearlo nel peggiore dei modi. Quindi senza mezzi termini, e con dati alla mano, la verità è che i nuovi poveri in Italia sono le donne.

Nel futuro prossimo, è evidente, il panorama complessivo si presenta tutt’altro che a favore delle donne.

La situazione è precaria, l’Italia ha subito un importante contraccolpo con l’avvento della pandemia con la conseguenza che il tasso di occupazione femminile è ancora più basso. Un indagine condotta da Bva Doxa dimostra che il nostro Paese è lo stato con meno occupazione femminile in Europa, secondi solo alla Grecia.

Ad oggi solo 4 donne su 10 si reputano indipendenti economicamente e con lo spettro della disoccupazione mondiale, causata dalla pandemia globale, questo numero che di per sé già spaventa, è destinato a pesare sempre di più. È chiaro che la pandemia non colpirà tutti allo stesso modo, ma ancora una volta sarà nell’universo femminile che quella ferita preesistente continuerà a sanguinare dolorosamente.

Secondo il rapporto 2020 su Povertà ed esclusione sociale in Italia, redatto dalla Caritas Italiana, gli effetti economici e sociali rischiano di portare il Paese in una forte recessione che produrrà un impatto evidente su alcune persone più che sulle altre.

Sul report leggiamo:

Tornano ad aumentare le differenze di genere: tra le donne è maggiore il calo del tasso di occupazione (-2,2 p. p. in confronto a -1,6 p. p. gli uomini) e di quello di disoccupazione (-2,3 e -1,9 punti, rispettivamente) in concomitanza al maggiore aumento del tasso di inattività (+3,9 e +3,2 p. p.).

Con dati alla mano risulta che il numero delle persone che hanno usufruito per la prima volta dei servizi offerti dalla Caritas è aumentato del 1’0% e tra queste compaiono donne giovani, madri e precarie, già vittime di un sistema di totale diseguaglianza.

Ecco quindi che, ancora una volta, i profili di maggiore vulnerabilità sono quelli delle donne, alle quali si accompagnano gli stranieri, le aree del Mezzogiorno e del centro che sembrano destinati a subire i contraccolpi occupazionali.

Eppure c’è stato un tempo in cui abbiamo davvero creduto a chi ci diceva che eravamo tutti uguali, giornalisti e politici parlavano di un fenomeno, quello del virus, che annullava le differenze sociali, ma la realtà è che già dopo le prime settimane di chiusura abbiamo assistito e subito un aumento delle diseguaglianze.

Ed è buffo che tutto questo accada adesso, in occasione dell’anniversario della Dichiarazione di Pechino che, 25 anni fa, diffuse su scala globale le politiche di parità di genere, perché ora, tutti quei passi avanti fatti fino a oggi, seppur piccoli, sono stati cancellati dal Coronavirus.

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