La nuova legge sulla violenza sessuale

Pene più severe per chi commette reati di violenza sessuale  (da 6 a 12 anni, attualmente il massimo è di 10) e la possibilità per gli enti locali e per la presidenza del Consiglio di costituirsi parte civile nei processi. Queste sono due tra le novità  introdotte dalla legge Carfagna- Alfano, passata ieri alla Camera con una larga maggioranza di sì e in attesa dell’approvazione finale al Senato. Non è passata invece la norma “wanted”, ovvero l’opportunità di diffondere le foto segnaletiche o gli identikit dei presunti colpevoli in luoghi pubblici.

In compenso, aumentano le aggravanti (la reclusione prevista è dai 7 ai 15 anni) se la violenza è commessa su minore di 16 anni (attualmente 14); su una donna incinta o un disabile; da parte di un genitore; con abuso di relazioni d’ufficio; sotto l’effetto di droga e alcol. Se la vittima della violenza muore, la pena stabilita è l’ergastolo. Anche le molestie sessuali sono ulteriormente punite (da 6 mesi a 2 anni, con multa) e alla violenza sessuale di gruppo consegue una reclusione massima di 16 anni (attualmente è di 12).

Il nuovo testo prevede anche attività di prevenzione nelle scuole, ma per l’ex ministro delle Pari Opportunità Barbara Pollastini la legge Carfagna-Alfano: “…non investe sul capitolo della prevenzione e della tutela della vittima… Servono risorse per avviare un piano integrato d’informazione e formazione, investimenti in centri, case delle donne, servizi pubblici, forze dell’ordine”.

Indubbiamente il testo di legge passato ieri in Parlamento costituisce un passo avanti nella lotta alla violenza sessuale, reato che non risparmia bambini, soggetti familiari e deboli. Ma forse si potrebbe fare di più anche contro la dilagante pornografia che riduce il corpo umano a un mero oggetto di uso e consumo, che a volte si trasforma in abuso.

 

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