Cara Nadia, ti spiego perché i malati di cancro non si sentono fighi

«Beata che vivi su un altro pianeta, che in due mesi hai scoperto di avere un tumore, hai fatto l'intervento, chemio e radio, sei già al lavoro e ti dichiari guarita»: il post di Melissa divide e fa discutere

Si chiama Melissa Cosentino, è moglie e mamma di due figli. Non è un personaggio famoso ma il 15 febbraio scorso ha scritto su Facebook un post che sta facendo molto discutere. Si tratta di un messaggio indirizzato a Nadia Toffa, in risposta a quanto rivelato dalla Iena («Ho avuto il cancro») e al messaggio «I malati di cancro sono dei fighi pazzeschi».

Ve ne riportiamo un estratto (qui potete leggere la versione integrale):

Beata te cara Nadia Toffa che in due mesi hai scoperto di avere un tumore, hai fatto l’intervento, chemio e radio, sei già al lavoro e ti dichiari guarita (????)
Sai , qui , nel mondo di noi comuni mortali , ci sono persone che in due mesi non riescono neanche ad avere una diagnosi , dati i tempi biblici delle prenotazioni ospedaliere, magari muoiono ancor prima di sapere di che male soffrissero.
Qui ci sono persone che dopo addirittura decine di anni , quando ormai tutte le statistiche di questo (sporco) mondo li davano finalmente per GUARITI hanno ricominciato tutto daccapo.
Qui ci sono Persone che dopo 11 anni si sono visti somministrare lo stesso protocollo ufficiale già applicato 11 anni prima , per poi scoprire dopo un anno di cura che il ‘ protocollo ufficiale’ era sbagliato allora come oggi ….. beh , si sa, la medicina fa passi da giganti , bisogna solo capire in quale direzione.
(…)
Qui, curarsi , è un terno al lotto.
(…)
Però qui , esistono realmente persone fighe, e sai chi sono secondo me ? Sono le persone che assistono un malato oncologico.
Sono quelli che devono mantenere il sorriso, ogni giorno mentre corrono da un ospedale all’altro in cerca di risposte.
Sono quelli che piangono di nascosto.
Sono quelli che decidono di interpretare le parole del medico dando valenza al “50% positivo” perché rifiutano di sentire quel “50% negativo”.
Sono quelli che decidono anche di mentire guardando negli occhi la persona amata, ripetendo che andrà tutto bene mentre il loro cuore batte così forte che rischiano di trovarselo fuori dal petto .
Le persone fighe, sono quelle che provano un senso di impotenza devastante, ma si comportano da supereroi.
Le persone fighe, sono quelle che tengono per mano, per una notte intera la persona amata, sapendo bene che quella potrebbe essere l’ultima notte.
Le persone fighe, sono quelle che hanno deciso di accompagnare gli ultimi istanti di quella persona , cantando una ninna nanna …. magari proprio quella che lei cantava a te da bambina ….Le persone fighe, sono anche quelle che l’ultima notte restano in disparte, perché sanno bene che il loro cuore non reggerebbe alla vista dell ultimo respiro.
Le persone fighe sono quelle che restano lì per prendersi l’ultimo respiro, nonostante sappiano che quell’ultimo respiro non permetterà più loro, in seguito, di respirare con naturalezza.
I malati no, cara Nadia , loro non sono fighi e non credo neanche si sentano fighi.
Sono solo PERSONE che vorrebbero essere trattate dai medici come tali e non come semplici casi da inserire nelle loro maledettissime statistiche, sono persone che non vorrebbero perdere la loro dignità, cosa alla quale sono invece condannate dal progredire della malattia.
Beata te cara Nadia …. che vivi su un altro pianeta, un pianeta dove avere il cancro fa sentire fighi.

I commenti si dividono. Secondo alcuni non bisogna condannare il fatto che Nadia Toffa abbia avuto la fortuna di curarsi in modo tempestivo, e il suo racconto di vita vissuta è solo un modo per dare speranza e fiducia a chi a causa della malattia sta passando un brutto momento. Altri sono d’accordo con Melissa, confermando che i tempi per una diagnosi riservati ai comuni mortali non sono certo così brevi. Ne citiamo uno: «Un anno di ricerche infinite. Alla diagnosi ci siamo arrivati dopo una anno e tre mesi. E ancora altri tre mesi prima di avere la risposta istologica e visita oncologica per inizio di chemio».

Di una cosa siamo certi. La rabbia è comprensibile. Farsi delle domande anche. Ma tutti quelli che sono passati da questa esperienza, dal cancro, che siano guariti, sopravvissuti, venuti a mancare, meritano rispetto. Come chi assiste le persone malate. Perché il cancro è una malattia che non non guarda in faccia a nessuno.

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