Michelle lascia le figlie e va a Roma col bodyguard

La Hunziker in splendida forma, vestita di bianco, lascia le figlie per andare nella Capitale. Con lei la guardia del corpo

Michelle Hunziker è sempre sorridente e positiva, anche se fra poco dovrà affrontare il distacco dalla primogenita, Aurora Ramazzotti, che presto andrà a Londra a studiare. La presentatrice svizzera ha lasciato a casa le piccole, Sole e Celeste, per partire alla volta di Roma accompagnata dall’inseparabile guardia del corpo. Una new entry, visto che lo storico bodyguard Federico, se ne è andato. Comunque, il sostituto è perfetto e non perde di vista neanche un attimo la bella Michelle, aiutandola anche con biglietti e valigia.

La Hunziker ha definitivamente ritrovato la forma fisica dopo il parto. Eccola splendida in bianco, vero must di stagione, con una gonna svasata corta fino al ginocchio. E ai piedi delle zeppone di corda che aveva già sfoggiato l’anno scorso.

Intanto sta facendo discutere e non poco la proposta di legge elaborata dall’avvocata Giulia Bongiorno e Michelle Hunziker dal titolo Disposizioni penali in tema di abuso delle relazioni familiari o di affido, con tanto di pene da sei mesi a 4 anni e mezzo di carcere. Le due donne sono intervenute da Fabio Fazio a Che tempo che fa per illustrare l’iniziativa, scatenando le ire delle avvocatesse che difendono le donne ospiti dei centri antiviolenza, che hanno indirizzato una lettera indignata al presidente Rai Anna Maria Tarantola.

Ma facciamo un passo indietro: la proprosta, che potrebbe diventare una legge di iniziativa popolare grazie alla raccolta-firme, chiede di punire i genitori che dopo la separazione impediscono all’ex coniuge di passare del tempo con il figlio e denigrano il genitore davanti al piccolo. Dal sito Doppia Difesa Onlus si legge: “È punito con la reclusione da sei mesi a tre anni chiunque, nell’ambito delle relazioni familiari o di affido, compiendo sul minore infraquattordicenne ripetute attività denigratorie ai danni del genitore ovvero limitandone con altri artifizi i regolari contatti con il medesimo minore, intenzionalmente impedisce l’esercizio della potestà genitoriale. Se il fatto è commesso con violenza o minaccia reiterata, si applica la pena della reclusione da uno a quattro anni. Se dal fatto deriva una rilevante modificazione dell’equilibrio psichico del minore, le pene sono aumentate”.

E qui entra in gioco la famigerata Pas, acronimo di Sindrome di alienazione parentale della quali soffrirebbero i bambini ai quali il genitore affidatario inculca il disprezzo verso l’altro genitore, danneggiandone la regolare crescita psicologica. Una sindrome scientificamente non provata né presente nei manuali di psicologia e psichiatria (per approfondimenti rimandiamo al sito della Società Italiana di Pedriatria).

A detta dei responsabili dei centri antiviolenza, e in particolar modo quelli della rete D.i.Re, sono proprio i padri violenti ad appellarsi a questa “fantomatica sindrome” per portare via i figli alle madri nel corso di separazioni problematiche. Non si è fatta attendere la risposta di Michelle Hunziker, che ha pubblicato il seguente comunicato:

In particolare, ci ha colpito il dibattito, del tutto fuorviante, che si è aperto sulla PAS. Questa proposta non ha alcuna pretesa di normativizzare la “PAS” intesa come malattia. Non si tratta, quindi, di superare i dubbi scientifici con una proposta di legge, ma di tener conto di un allarmante fenomeno sociale che richiede attenzione da parte del legislatore. Il reato che chiediamo di introdurre sanzionerebbe cioè azioni ben modellate (ripetute attività denigratorie ai danni del genitore; indebita limitazione dei regolari contatti con il genitore mediante altri artifici), sempre che sia intenzionalmente impedita la piena espressione della responsabilità genitoriale. È lampante come oggi simili comportamenti rischierebbero di sfuggire alla repressione penale: non ricadono infatti all’interno dei maltrattamenti in famiglia, né all’interno della sottrazione di minori.

Qui trovate il testo integrale della lettera della Rete Nazionale delle avvocate inviata alla Rai. Dal canto suo l’Istituto superiore di Sanità ha sottolineato che i fenomeni di rifiuto da parte del minore di uno dei genitori in caso di separazione «possono essere gestiti dagli operatori legali e sanitari senza necessità di invocare una patologia mentale per spiegare i sentimenti negativi di un bambino verso un genitore». l problema esiste, ma non chiamatelo Pas.

Fonte: DiLei

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