Mascherine Ffp2, quali sono certificate e per quanto si possono riutilizzare

Dallo scorso 25 dicembre vige l'obbligo di mascherina Ffp2 in alcuni luoghi pubblici. Quali sono regole per l'uso e il riutilizzo del dispositivo

La battaglia contro la variante Omicron, responsabile dell’incremento esponenziale dei casi di Covid in Europa e nel resto del mondo delle ultime settimane, continua ad avvalersi delle armi che fino a ora hanno contribuito ad arginare la diffusione dell’epidemia: il distanziamento, l’igiene degli ambienti e delle mani e i dispositivi medici di protezione individuale continuano a svolgere un ruolo decisivo nella prevenzione del contagio. Le mascherine, in particolare la tipologia nota come Ffp2, sono tornate a essere un tema caldo, non solo per chi è obbligato a indossarle ma anche per il legislatore che ne ha regolamentato l’uso secondo comportamenti specifici.

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L’obbligo della Ffp2 dal 25 dicembre: dove e fino a quando

A due anni dall’inizio della pandemia, è chiara a chiunque la distinzione tra mascherina chirurgica e mascherina Ffp2, differenti per numero di strati filtranti e copertura da un possibile contagio del virus per via aerea.

Uno degli ultimi decreti anti Covid, nello specifico quello entrato in vigore lo scorso 25 dicembre, stabiliva l’obbligo di indossare un dispositivo di tipo Ffp2 (anche noto come KN95 o N95) in alcuni specifici luoghi pubblici, quindi musei, cinema e teatri, sale da concerto, eventi sportivi e mezzi pubblici, quali tram, autobus, metro, treni, navi e aerei.

L’obbligo, esteso a tutti i cittadini, compresi quelli che hanno già ricevuto la terza dose di siero, o dose booster, è valido su tutto il territorio nazionale fino al 31 marzo 2022, data in cui è stabilita, a oggi, la fine dello stato di emergenza. All’aperto, per strada, vige invece l’obbligo di indossare la mascherina chirurgica.

Ffp2: come acquistarla a norma e a che prezzo

La serietà della situazione ha indotto molti cittadini a utilizzare questo tipo di mascherina ad alto potere filtrante anche in luoghi diversi da quelli indicati dall’obbligo dando via ad una caccia alle Ffp2 che ha in una prima fase visto un innalzamento dei prezzi poi calmierato per legge a inizio anno. Grazie all’accordo sul prezzo stipulato tra il commissario per l’emergenza Figliuolo e associazioni di categoria dei farmacisti, le mascherine Ffp2 non potranno costare più di 0.75 centesimi al pezzo e oggi non è infrequente trovarne sul mercato anche a cifre inferiori. Addetti alla vendita delle Ffp2, le farmacia, le parafarmacie, alcuni supermercati.

Per garantire l’efficacia del dispositivo e il controllo effettuato sullo stesso, la mascherina Ffp2 deve essere provvista sul singolo pezzo o sulla confezione del marchio “CE”, accompagnato da un codice di quattro cifre riconducibile all’organismo che ne ha verificato la conformità con gli standard previsti delle norme europee.

Una volta indossata, la mascherina Ffp2 può essere tenuta per un tempo non superiore alle otto ore, poi va smaltita e cambiata – un tempo doppio rispetto a quello della mascherina chirurgica che può essere indossata per un massimo di quattro ore. Il vantaggio della Ffp2 è una garanzia di efficacia contro i virus di oltre il 90 per cento. Attenzione, inoltre, a un altra dicitura, la presenza della lettera “N” o “NR” che identificano, rispettivamente, una mascherina riutilizzabile o monouso.

Il riutilizzo: consigliato oppure no?

Quanto al riutilizzo, sebbene molti medici del nostro Paese abbiano sconsigliato del tutto di affidarsi alla disinfezione delle mascherine Ffp2 con metodi casalinghi, alcuni studi internazionali hanno provato l’efficacia delle mascherine Ffp2 sottoposte a vaporizzazioni di tipo industriale con utilizzo di perossido di idrogeno vaporizzato (VHP), un procedimento in ogni caso non replicabile a casa ma solo in laboratorio o in contesti ospedalieri. In questo caso, le mascherine si sarebbero mostrate ancora efficaci nel proteggere chi le indossa, resa che non si può assicurare con lavaggi a mano o in lavatrice, quest’ultima invece suggerita da altri studi condotti in Francia, una pratica comunque sconsigliata per chi è esposto ad ambienti con possibilità alte di contaminazione. Il loro riutilizzo è quindi sconsigliato.

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