Mal di testa, fotografato il cervello con l’emicrania

Uno studio napoletano ha scoperto che la cefalea lascia un'impronta del cervello e l'hanno immortalata con la risonanza magnetica

Di mal di testa ne soffrono un miliardo di persone al mondo. E’ una patologia antichissima, documentata già nell’Egitto dei faraoni. La scienza ha fatto progressi enormi nella comprensione delle cause che provocano tali dolori. E adesso a contribuire alla conoscenza di questa malattia è anche una ricerca napoletana.

Lo studio condotto dalla Seconda Università di Napoli ha mostrato che l’emicrania lascia un’impronta nel cervello e per la prima volta è stata fotografata la traccia che determina l’aura visiva, ossia lo scintillio luminoso o macchia cieca nell’ambito del campo visivo, che accompagna o precede un attacco emicranico.

Il risultato della ricerca è talmente importante da aver conquistato la copertina di una delle più prestigiose riviste scientifiche del settore, Cephalalgia. I fotogrammi, realizzati dal gruppo di lavoro napoletano, sono stati ottenuti con la risonanza magnetica funzionale che ha permesso di distinguere due forme di emicrania molto simili, quella con e quella senza aura visiva. Ogni anno soffrono di queste forme di mal di testa oltre 1.200 pazienti.

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FOTO DEL CERVELLO CON MAL DI TESTA (fonte: Cephalalgia)

Antonio Russo, coordinatore del Centro Cefalee della I Clinica Neurologica dell’Azienda Ospedaliera della Seconda Università di Napoli (Aou-Sun) ha spiegato ad Adnkronos Salute:

Esistono emicranie con e senza aura. L’aura è in pratica il disturbo visivo che si avverte quando si ha mal di testa. Essa non nasce dagli occhi, ma delle zone del cervello deputate alla vista. Da precedenti studi sapevamo che durante l’attacco di emicrania con aura vi è un’attivazione di queste aree visive, che è come se si ‘incendiassero’. Ed è per questo che danno i sintomi visivi.

L’esperto prosegue chiarendo le modalità della ricerca:

Quello che abbiamo fatto nel nuovo lavoro è studiare pazienti con risonanza magnetica funzionale, analizzando il loro cervello a riposo, senza attacchi, chiedendo al paziente di stare tranquillo. E quello che abbiamo visto è che nei pazienti che soffrono di emicrania con aura quelle aree visive sono comunque attivate, anche a riposo e lontano dagli attacchi di mal di testa. Come se soffrire di emicrania con aura imprimesse una ‘orma digitale’ al cervello del paziente, rendendolo riconoscibile rispetto a pazienti con emicrania senza aura. Questo ci permette di dire che queste due forme non sono aspetti diversi della stessa malattia, ma malattie diverse, con ripercussioni sulla diagnosi e sulla terapia.

Lo studio dunque avrà delle ripercussioni positive sulla terapia e cura dei pazienti. Come ha spiegato Alessandro Tessitore, coordinatore della ricerca:

Spesso, purtroppo i pazienti con episodi di emicrania con aura, o di aura senza emicrania, sono costretti a consultare diversi specialisti in attesa di una diagnosi corretta e di una conseguente terapia appropriata.

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