Dal #metoo al #kutoo, petizione delle donne giapponesi contro i tacchi in ufficio

Il Giappone è il paese dei contrasti dove tradizione e innovazione si fondono dando vita a strani usi e costumi che ai nostri occhi appaiono incoerenti tra loro. Il Giappone è infatti uno dei paesi più civilizzati e più all’avanguardia al mondo: la tecnologia ne fa da padrona in molti campi della vita comune dal lavoro al tempo libero.

Nello stesso paese, proprio quello innovativo e tecnologico di cui sopra, convivono però tradizioni antiche e, a volte, antiquate, che generano dubbi e perplessità in chi non le vive quotidianamente. A volte, però, basta poco per cambiare qualcosa: basta una piccola voce, un tweet coraggioso o un’esperienza condivisa sul web per smuovere le acque.

La figura della donna in Giappone è sempre stata “vittima” di tradizioni obbligatorie da rispettare con consuetudine: i primi sassi nello stagno erano stati lanciati contro l’obbligo di regalare, il giorno di San Valentino, del cioccolato ai propri colleghi uomini o di baciare, con reverenza, ogni giorno il capo ufficio.
Un’altra norma non scritta che sta spopolando in questi giorni sul web è quella che vede le donne obbligate a portare tutti i giorni i tacchi a spillo sul posto di lavoro. Questa normativa le vede vittime di dolori ai piedi, crampi e poca comodità durante le normali funzioni lavorative. Mentre gli uomini possono lavorare tranquillamente su scarpe basse le donne devono invece soffrire le pene dell’Inferno, è davvero necessario?

Da questa polemica è nato un vero e proprio movimento, versione giapponese del celebre #MeToo del caso Weinstein: il #KuToo (da “kutsu”, scarpe) celebra la parità di genere e difende i diritti delle donne del Sol Levante.
La “pasionaria” di questa rivolta web si chiama Yumi Ishikawa, impiegata di una ditta di pompe funebri di Tokyo. E’ bastato un tweet dove scriveva di invidiare le calzature dei colleghi uomini per scatenare il boom di like e condivisioni. Il suo lavoro la obbligava infatti a stare molte ore in piedi con i tacchi a spillo portandola a soffrire di un forte mal di schiena.

La reazione immediata di sostegno e condivisione sul web fa riflettere: tutte si lamentavano segretamente ma nessuna aveva ancora avuto il coraggio di esporsi in modo così diretto, semplice e al tempo stesso coraggioso. Il cinguettio sui social network ha causato una concatenazione di esperienze, condivisioni e fotografie in tutto il Giappone: piedi stanchi, gonfi e a volte addirittura insanguinati per rispettare una regola troppo antiquata per tutte.

E’ partita immediatamente una petizione su change.org che è stata firmata da oltre 16mila persone per fermare queste antiche imposizioni dei datori di lavoro sul personale di sesso femminile. Il mondo del lavoro, già difficile e pieno di stress, non dovrebbe avere regole così rigide su questioni così “frivole”. Certo, il vestito e la presenza vuole la sua parte soprattutto in certi ambiti professionali ma questo non deve essere la causa di un serio disagio fisico o mentale.

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