La tragedia che ha colpito Mika

La fuga dalla guerra, la dislessia, la discriminazione e il drammatico incidente della sorella Paloma

Mika lancia un appello: «Non denigrate i gay che si vogliono sposare». Lo fa nell’esclusiva intervista rilasciata a Vanity Fair, che gli dedica la copertina. Un’intervista in cui, a cuore aperto, racconta dei momenti più dolorosi della sua vita, dall’infanzia segnata dalla guerra in Libano al tremendo incidente accaduto alla sorella Paloma, passando dalle discriminazioni subite a scuola.

«Qualche tempo fa, ho sentito un tizio che diceva: “Ormai solo i gay vogliono sposarsi”. Forse voleva fare lo spiritoso ma può essere molto pericoloso denigrare la normalità. Non stiamo parlando di diventare tutti uguali, stiamo parlando di garantire la libertà di scelta, di proteggere le persone dalle discriminazioni, di dare a tutti gli stessi strumenti per poter riuscire nella vita. Una volta la comunità gay era più creativa perché emarginata? Ricordiamoci che l’obiettivo di tutte quelle espressioni artistiche, musicali, letterarie era arrivare all’uguaglianza. Non si è lottato per la normalità, ma per gli stessi diritti. Ci sono posti nel mondo dove uomini e donne vengono linciati, persino uccisi, perché omosessuali. Dire che la normalizzazione dell’omosessualità ha reso i gay meno creativi sarebbe come dire che la lotta per l’eguaglianza fra i sessi ha reso le donne meno interessanti».

Vero nome Michael Holbrook Penniman Jr., Mika è nato a Beirut nel 1983, terzo di cinque fratelli: Yasmine, Paloma, Zuleika e Fortunè. Ha solo un anno quando, a causa della guerra, la famiglia si trasferisce in Francia, a Parigi. Ha 9 anni quando i Penniman cambiano nuovamente Paese, spostandosi a Londra. Qui scropre di essere dislessico: «Da bambino odiavo la scuola, perché non riuscivo a leggere e a scrivere e il sistema scolastico francese era piuttosto crudele. Quando siamo andati a vivere in Inghilterra e ho iniziato a frequentare una scuola a Londra, mi sono sentito dire: “Non sei stupido, sei dislessico”. Era la prima volta. Nel giro di poco passai dall’insufficienza al massimo dei voti. Però, cominciarono a considerarmi diverso per altri motivi. Nell’istituto francese che frequentavo, tutti indossavano l’uniforme, mentre in quello inglese non era richiesta. Iniziai a indossare i miei vestiti e lì arrivarono i problemi. Mi presentavo con il papillon e le camice a pois. Oggi vesto in maniera piuttosto normale e a volte mi domando se, alla fine, abbiano vinto loro, mi dico: “Forse sono davvero riusciti a cambiarmi”».

Mika, insieme a Fedez, Elio e Skin, sarà giudice nella prossima edizione (la nona) di X Factor

La sua infanzia e la storia della sua famiglia sono tra i temi affrontati nel libro a cui sta lavorando, che sarà pubblicato in autunno. Ma prima del libro il 15 giugno uscirà l’attesissimo nuovo album, No Place in Heaven. Tra i brani parla di The Last Party, legato a due avvenimenti tragici: l’ispirazione arriva dalla festa che Freddy Mercury organizzò subito dopo aver scoperto di avere l’Aids, ma allo stesso tempo è legata a un tragico avvenimento che ebbe protagonista la sorella nel 2010. Nell’ottobre di cinque anni fa Paloma, all’epoca 28enne, precipitò da terzo piano del suo appartamento di Kensington da un’altezza di circa 17 metri. Cadendo si infilzò nella ringhiera sottostante: gambe e addome erano incastrati nelle traversine di metallo e i vigili del fuoco dovettero tagliarle per liberarla. Solo la sera prima Mika e Paloma, legatissimi, erano usciti a cena insieme: «Una sua amica bussò alla mia porta alle quattro del mattino. Mi disse che mia sorella era precipitata dalla finestra del suo appartamento. Ero in boxer e T-shirt, corsi fuori, senza vestiti, senza scarpe. La polizia mi bloccò. Mi dissero che potevo scegliere: aspettare che arrivasse l’ambulanza o andare da lei subito. Pensai che dovevo vedere con i miei occhi che cosa era successo per poter affrontare la situazione. Da allora non sopporto le persone che bussano. Fuori dal mio camerino c’è sempre un cartello: “Non bussate”».

Un vero incubo. «Come ho reagito a quello che ero successo? – prosegue Mika – All’inizio in maniera razionale: ho cancellato tutti i miei impegni di lavoro per rimanere vicino a lei. Poi, appena ho saputo che non era in pericolo di vita, sono scappato. Ho preso un volo per Montréal. La prima notte che trascorsi là scrissi Underwater, il giorno dopo Origin Of Love. Non sapevo che cosa avrei fatto dopo». Mika racconta anche che, prima di partire, aveva detto addio al suo compagno, il film-maker di origini greco-inglesi Andreas Dermanis, con cui ha una relazione da otto anni. «Gli ho detto che non sarei più tornato. È stata l’unica volta che ci siamo lasciati. Per riconquistarlo ho dovuto darmi parecchio da fare. Quando mi ha rivisto non mi ha detto: “Prego, accomodati”».

Fonte: DiLei

La tragedia che ha colpito Mika