Mamme assassine, perché queste madri sopravvivono ai loro figli?

Perché queste madri sopravvivono ai loro figli? Psicologi, terapeuti, psichiatri, assistenti sociali si alternano nell’indicarci le varietà cliniche dell’infanticidio, del figlicidio e le turbe che annidano nel cuore oscuro di queste madri che si armano della crudeltà più assoluta, che socialmente scuote quelle certezze ancestrali a cui ci appelliamo quando necessitiamo di rassicurazioni.

Quando affermiamo che non esiste amore più assoluto di quello materno, sosteniamo un luogo comune? O sosteniamo una verità consolidata, condivisa quando ci misuriamo con la violenza che muove donne all’apparenza comuni? La madre di Lecco, Edlia Dobrushi, che ha ucciso le proprie bambine, era disperata. Era disperata di quella disperazione in cui si combinavano, riportano le cronache, l’abbandono da parte del marito, le difficoltà economiche e l’emergenza di ricostruire una vita fatta a pezzi.

Alcuni di questi tratti li riconosciamo nella vicenda umana di Daniela Falcone, che ha prevelato in un giorno qualunque da scuola, con una scusa, suo figlio Carmine. Lo ha condotto in un bosco appartato e lo ha ucciso a coltellate, infliggendogli i fendenti fatali alla gola con delle forbici. Non è riuscita a suicidarsi, come la madre di Lecco. E come la madre di Lecco è stata abbandonata dal marito che, dopo una lunga lite notturna, pare abbia ammesso di aspettare un figlio da un’altra donna.

Un delitto inquietante che desta i medesimi quesiti: si può con una simile puntualità organizzare il giorno in cui decidere la morte del proprio figlio come se si dovesse organizzare un pomeriggio ?

Pianificare il giorno in cui morire e in cui togliere la vita ai propri figli. Anche se piccoli, anche se indifesi. Ad Abbadia Lariana, in provincia di Lecco, una donna originaria della Costa d’Avorio, ha ucciso il suo piccolo di appena 3 anni infierendo su di lui. Era ammalata? Aveva una depressione post partum?

La cronaca ci suggerisce madri raccontate come affettuose, devote, attente nei riguardi di figli e dei propri mariti. Troppo spesso inascoltate, troppo spesso trascurate, troppo spesso vittime dei timori dei familiari incapaci di affrontare quelle verità sconcertanti.

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