In arrivo dagli Usa la carne imbottita di ormoni e OGM

Così il Trattato tra America ed Europa permetterà l'invasione delle carni a stelle e strisce che non rispettano i nostri standard di sicurezza

Il dibattito è ancora aperto ma se l’Europa aderirà al Trattato transatlantico sul commercio e gli investimenti (TTIP) prepariamoci all’invasione delle carni americane imbottite di estrogeni, anabolizzanti e sostanze classificate come cancerogene. Nell’Unione Europea l’uso di ormoni e steroidi anabolizzanti come sostanze che favoriscono la crescita nell’allevamento animale è proibito (direttive 96/22/CE, 2008/97/CE e 2003/74/CE). Negli Usa anabolizzanti e ormoni vengono utilizzati con regolarità. Come? Lo spiega Il fatto alimentare: nella gran parte dei casi si predilige l’inserimento di un microchip sottopelle che rilascia un cockail di ormoni. Così, se dagli Anni Novanta l’Ue ha vietato l’impiego di certe sostanze nell’allevamento, l’America è sempre andata nella direzione opposta. E c’è da preoccuparsi seriamente se si pensa che interrompendo la somministrazione di sostanze due settimane prima della macellazione, distinguere la carne trattata da quella no diventa impossibile.

“In America i trattamenti con ormoni sono non solamente ammessi, ma incoraggiati, e continuano ad essere sperimentati: zeranolo, estradiolo, testosterone, progesterone, treribolone acetato sono in continua sperimentazione e inoculati in vitelli, mucche e tori. Riescono a farli crescere più velocemente del 50%”, leggiamo in Quattro sberle in padella di Stefano Carnazzi e Stefano Apuzzo.

COSA SUCCEDERA’ SE SARA’ SIGLATO IL TRATTATO TTIP
Quello che ci attende è l’invasione della carne americana. Saranno vanificati 30 anni di leggi e controlli a tutela dei consmatori portati avanti dall’Ue. Direte voi: basterà l’etichetta di provenienza per mettere in allarme il consumatore e tenerlo alla larga da certa carne. Sì, ma non è del tutto vero, poiché per la carne impegata nei ripieni per la pasta, omogenizzati dei bambini, insaccati, carni in scatola, sughi pronti e piatti pronti in generale (freschi e surgelati) non esiste l’obbligo di indicare l’origine della materia prima. Senza contare che questa concorrenza sleale fatta a suon di ormoni e allevamenti intensivi senza controlli, permetterà all’America di invadere i nostri mercati di carni a basso costo, a discapito dei nostri allevatori.

OGM, LE DIFFERENZE TRA ITALIA E USA
Da noi vige l’obbligo di indicare nell’etichettatura la presenza di OGM in prodotti che li contengono in quantità superiore al 0,9% rispetto al peso totale. Inoltre in Europa esiste un registro pubblico degli OGM autorizzati dall’Agenzia europea per la sicurezza alimentare (Efsa). Negli Usa no, gli OGM sono “liberi” e non devono essere autorizzati preventivamente e nemmeno esiste l’obbligo di segnalarne la presenza nell’etichetta alimentare.

La Commissione Ue ha presentato una proposta di regolamento che consente agli Stati membri di limitare o proibire nei rispettivi territori l’uso di OGM negli alimenti o nei mangimi autorizzati in base alla recente direttiva 2015/412. Il rappresentante Usa per il commercio, Michael Froman, ha espresso il suo disappunto, affermando che la proposta di regolamento “appare difficilmente compatibile con gli obblighi internazionali dell’Ue”, perché la circolazione di alcuni prodotti verrebbe divisa in 28 mercati separati: “Nel momento in cui Usa e Ue stanno lavorando per creare ulteriori opportunità di crescita e di posti di lavoro attraverso il TTIP, proporre questo tipo di azione restrittiva del commercio non è costruttivo”. Ma diciamocela tutta, in ballo c’è la nostra salute, c’è quello che mettiamo nel piatto per noi e per i nostri bambini.

Ma l’Ue aveva già calato le braghe, dando parere positivo alla commercializzazione di dieci nuovi OGM negli alimenti e nei mangimi e rinnovando l’autorizzazione per altri sette. In ogni caso non si pensi che la proposta di regolamento ci tutelerà dalla carne americana, poiché la Commissione Ue precisa che ai singoli Stati Stati sarà negata la possibilità di giustificare i divieti adottati a livello nazionale alludendo a ragioni di carattere ambientale o sanitario.

PER APPROFONDIMENTI:
Cos’è il Ttip, ce lo spiega Quifinanza
Il partenariato Trans-Atlantico, European Commission Trade
Stop TTIP Italia
Greenpeace, la petizione anti-TTIP

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