Ilaria Spada: “Figlio mio, vorrei tu fossi libero”

Nel suo ultimo film, Se Dio Vuole, è una 30enne insicura alla ricerca di un posto nel mondo. Nella vita è una mamma felice

Ilaria Spada è la protagonista, insieme a Laura Morante, Marco Giallini e Alessandro Gassmann della divertente commedia agro-dolce Se Dio Vuole, dell’esordiente Edoardo Falcone, nelle sale dal 9 aprile. Un film che affronta il tema della fede, del rapporto con Dio e con la propria famiglia. Ilaria, compagna del regista attore Kim Rossi Stuart e mamma felice di Ettore, tre anni e mezzo, ci ha raccontato un po’ della sua, di famiglia.

Due parole su Bianca, il tuo personaggio in Se Dio Vuole
Sono la figlia di Marco Giallini e Laura Morante. Una 30enne che non studia e non lavora, non ha ancora chiaro chi è e cosa vuole diventare. È una insicura che vive male il rapporto con un padre autoritario che le ha sempre preferito il fratello, alla continua ricerca di certezze, di essere amata.

Credi che Bianca assomigli alle 30enni di oggi?
Di 30enni che non hanno ancora chiaro cosa fare della propria vita ce ne sono parecchie. Viviamo un momento di grande confusione.

Tema del film è la fede. Tu credi in Dio?
Sì, ci credo e curo molto la mia parte spirituale. Penso che l’essere umano non possa prescindere da questo aspetto della propria esistenza.

Ti creerebbe più preoccupazione un figlio che ti dicesse “sono gay” o uno che confessasse “voglio farmi prete”?
Nessuno dei due, se lo sapessi felice. Da mamma oggi posso dire che l’unica cosa che si desidera è la felicità del proprio figlio.

Quanto è più complicato conciliare Ilaria mamma con Ilaria attrice?
È faticoso, per fare bene più di una cosa ci vuole tanto impegno. Però una cosa aiuta l’altra. Da quando ho avuto Ettore ho dovuto sviluppare un “non innato senso organizzativo”. Grazie a lui ho dovuto “apprenderlo” e questo mi ha arricchita, perché è andato a vantaggio della professione. Mi aiuta a non perdere tempo, a tralasciare le cose inutili e a concentrarmi sull’essenziale.

Per un paio d’anni sei stata lontana dal lavoro per stare accanto a tuo figlio. Tornassi indietro, lo rifaresti o accorceresti i tempi di distacco dal lavoro?
Lo rifarei esattamente così. Avevo scelto di seguire Ettore almeno nei suoi primi due anni di vita perché me lo volevo godere completamente. Ho vissuto questa maternità come l’esperienza più straordinaria della mia vita, non c’era nient’altro che potesse distrarmi. E penso tutt’ora che sia giusto così. Si tratta di un cambiamento totale, di una vera evoluzione per ogni donna  – per quanto mi riguarda in meglio –  e bisogna dargli la giusta importanza. Se una se lo può permettere, ovviamente. Io sono privilegiata perché faccio un lavoro che mi consente questa libertà.

Pensi che nel tuo lavoro ci sia discriminazione verso le donne che fanno figli?
No, anzi, credo sia uno dei pochi settori in cui non c’è questo tipo di discriminazione, presente invece in altre professioni. Per esempio nei ruoli manageriali, in tutti quelli che richiedono una presenza costante.

Hai una attrice, magari una mamma-attrice, di riferimento?
No, sinceramente l’unica mamma di riferimento che ho è la mia. E provo anche a scostarmi un pochino dal suo modello, perché mi piacerebbe essere “indipendente” come mamma.

Che tipo di mamma sei e che mamma vorresti essere?
Io mi sono impegnata molto in questa maternità: ho letto mille libri, mi sono confrontata con tante persone titolate. Ci tenevo ad arrivare “preparata”. Ora quello che sto cercando di fare è di essere il meno apprensiva possibile. Che è l’unica cosa con cui combatto, invece: sono una mamma molto aperta, cerco di lasciar fare, ma dentro vivo di ansie. Per questo cerco di non far trasparire la mia preoccupazione. Sono figlia di genitori meravigliosi ma molto apprensivi e tante volte le loro ansie non mi hanno aiutata. Vorrei evitare questo errore, il mio desiderio è che Ettore possa diventare il più autonomo possibile. Lavoro affinché lui possa sentirsi amato, seguito, ma non dipendente da me in tutto.

Che futuro ti auguri per lui?
Purtroppo oggi come mamma mi ritrovo spesso a pensare: che futuro avranno questi bambini? Mi auguro che le cose possano migliorare e spero che mia figlio possa vivere una esistenza libera. Libertà è un parola forse troppo usata e retorica, però sentirsi liberi è fondamentale. Tutti gli episodi che stanno accadendo intorno a noi ci terrorizzano al punto da non farci sentire più tali, in quanto minacciati. Io invece vorrei che lui avesse l’opportunità di crescere in un mondo che gli consentisse di essere il più  possibile libero.

Da Ilaria mamma a Ilaria donna: che rapporto hai con il tuo fisico?
Sono sincera: ho campato di rendita fino a ieri. Adesso mi rendo conto che devo darmi da fare! Mi piace vedermi in forma, che per me significa in salute. Da quando ho avuto Ettore ho sviluppato una maggiore attenzione verso la mia salute, perché per essere una mamma efficiente devo stare bene. Ho cominciato a prendermi cura del mio corpo, mi curo con omeopatia, faccio agopuntura. E pratico yoga, che per quanto sia una tecnica rilassante è anche un insieme di esercizi fisici mirati. Diciamo che l’aspetto estetico arriva per ultimo.

Non sei una fanatica della palestra?
Non sono portata per la fatica, per il sudore fine a sé stesso. Amo la corsa all’aria aperta, la danza, ma se deve essere solo fatica fisica non ce la posso fare!

L’aspetto salutistico si trasmette anche in cucina?
Sì, cerco di mangiare bene.  Ogni tanto mi concedo qualche strappo, per esempio un dolcino al giorno me lo devo fare, ma evito le schifezze. Meglio una torta fatta in casa o comprata in un negozio fidato.

La moda la segui, che stile ti piace?
Amo lasciarmi ispirare dalla moda per poi creare un mio stile personale. Tendenzialmente quando una cosa è troppo di moda non mi piace. Però prendo spunto e cerco di creare qualcosa di mio.

Tua mamma è tunisina: inevitabile chiederti un commento su quello che è successo al museo del Bardo. E l’aria di rinnovamento che si respira in Tunisia
I miei vivono lì, immaginati che preoccupazione di questi tempi. Ho vissuto tutte le estati della mia vita in Tunisia, per me è “casa”. È’ un grande dispiacere quel che è successo, intanto perché sono cose atroci che non dovrebbero accadere da nessuna parte. Ma soprattutto perché la Tunisia è un paese che ha sempre cercato di tenersi fuori da certi estremismi e stava imboccando una strada democratica. Adesso mi viene da pensare che non ci siano più regole, che non esista più un posto sicuro. È un momento di grandi paure.

Un regista italiano con cui ti piacerebbe lavorare?
Ce ne sono tanti, abbiamo molti registi interessanti in questo momento, la lista sarebbe lunga. Ti dico Castellitto, perché ho appena visto e trovato bellissimo Nessuno si salva da solo, tratto dal libro della moglie.

Ero pronta a dirti “Non valgono i parenti”… ( il compagno Kim Rossi Stuart è regista, ndr)
Non l’avrei detto, ma è uno dei miei registi preferiti comunque!

Fonte: DiLei

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