Greenpeace trova sostanze dannose nell’abbigliamento sportivo

La denuncia nel report pubblicato lo scorso 25 gennaio dall'associazione: la maggioranza dell'abbigliamento outdoor conterrebbe sostanze dannose

Greenpeace, l’associazione non governativa che dal 1971 si batte per la difesa dell’ambiente, il 25 gennaio scorso ha pubblicato sul proprio sito internet il report “Tracce nascoste nell’outdoor“.
Il rapporto è stato presentato nella conferenza stampa tenuta da Greenpeace a Monaco in occasione di ISPO, una delle maggiori fiere internazionali dedicata agli articoli sportivi.

Greenpeace a dicembre 2015 ha fatto analizzare un campione di quaranta indumenti per lo sport all’aria aperta di varie tipologie (giacche, tende, guanti, eccetera). Il laboratorio ha constatato la presenza di composti prefluororati, sostanze sintetiche usate per impermeabilizzare i tessuti spesso indicate con la sigla PFC, in trentasei casi.
I composti perfluorurati sono altamente volatili e cancerogeni: possono disperdersi nell’atmosfera e provocare il cancro.

Gli indumenti sono stati acquistati sia online, sia nei negozi di diciannove Paesi diversi, fra cui l’Italia. Greenpeace ha rilevato, basandosi sulle informazioni dell’etichetta, che in un solo caso era stata indicata chiaramente l’assenza di PFC nel tessuto utilizzato, come confermato dalle analisi di laboratorio.
Tra le marche accusate da Greenpeace figurano The North Face, Patagonia, Mammut, Salewa e Columbia. Greenpeace ha ufficialmente sfidato tutti i marchi ad eliminare i PFC dalle proprie produzioni, aprendo anche una raccolta firme a riguardo. Le industrie produttrici sostengono che sarebbero necessari cinque anni per raggiungere il risultato auspicato dagli ambientalisti. L’azienda svedese Fjällräven ha dichiarato alla stessa Greenpeace di non utilizzare più PCF dal 2015 utilizzando materiali alternativi.
I loghi di The North Face e Mammut sono mostrati nella grafica scelta da Greenpeace per promuovere la raccolta firme “Detox outdoor” sul poprio sito e sul sito dedicato alla campagna.
Greenpeace si era già interessata dei composti perfluorurati: a maggio dell’anno scorso, gli ambientalisti avevano analizzato nevi ed acque lacustri provenienti da sette luoghi diversi alla ricerca di queste sostanze. Tre mesi prima, a seguito della pubblicazione del documento “Piccoli mostri nell’armadio”, che denunciava la presenza di PFC nei vestiti per bambini, diciotto senatori del Partito Democratico hanno chiesto al Ministro della salute quali azioni intendeva intraprendere il Governo per proteggere i consumatori. Anche il Parlamento Europeo si era già interessato dell’ argomento.

Immagini: Depositphotos

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