Stop a tutte le violenza sulle donne

Oggi 25 novembre è l’anniversario della Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne. La ricorrenza ha origine nella ribellione di tre donne, le sorelle Mirabal, che il 25 novembre 1960 furono trucidate per aver osato ribellarsi a un uomo, Rafael Leonidas Trujillo, dittatore della Repubblica Dominicana . Fu simulato un suicidio per mettere a tacere l’episodio, ma l’eco che ne derivò alimentò la nascita del movimento di liberazione, che nel giro di poco tempo riuscì a far cadere la dittatura.

Nel 1999 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite istituisce la celebrazione per sensibilizzare governi, istituzioni e società civile. Ma in Italia -dove la violenza sessuale diventa reato contro la persona e non contro la morale nel 1996- si comincia a ricordare la giornata solo nel 2005.
 

Eppure la violenza sulle donne è un problema che ci tocca molto da vicino, visto che anche in un paese industrializzato e civile come il nostro, una donna su tre – tra i 16 e i 70 anni- nella corso della sua vita risulta essere vittima di molestie da parte di un uomo. E secondo l’Istat sono 6,743 milioni le donne che hanno subito nel corso della propria vita violenza fisica e sessuale. Il dato allarmante è che solamente 1 donna su 10 denuncia il sopruso. Spesso si subisce per anni, quasi senza averne percezione, un crescendo di maltrattamenti maschili senza aprire bocca: per paura, per vergogna, per troppo amore. Non ci sono solamente botte, degrado e violenze carnali, ci sono le minacce, le persecuzioni da parte di ex o conoscenti, i fenomeni di stalking, che capitano anche nelle migliori famiglie.

Nel dibattito più ampio sull’offesa alle donne e al corpo delle donne non si può tacere un fenomeno tipico del nostro paese: l’ iper- sfruttamento dell’immagine femminile sui media, in nome del business pubblicitario.

Proprio in questa giornata, noi vi invitiamo a ri-guardare il video qui di fianco, tratto dal documentario Il corpo delle donne, montato e ideato da Lorella Zanardo, che da mesi gira in Rete: denunciare lo svilimento del corpo femminile in televisione, signorine ridotte a "pezzi di carne", marchiate come prosciutti (guardare per credere. "L’avessero fatta a un nero tutti avrebbero giustamente gridato al razzismo", dice la regista) o costrette dopo i quarantanni, per restare a galla nel mondo dello spettacolo, a trasformarsi in grottesche maschere di silicone e botulino.

Non è una forma sottile, subdola e soprattutto tollerata di violenza anche questa?  Dì la tua nei commenti

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