“Non credo in Dio ma mi comporto bene. Sai mai…”

Alessandro Gassmann ci parla del suo rapporto con la fede, il figlio, la rete e di quello che rende unici gli italiani: sapersi prendere in giro, la maniera più intelligente di vivere

Alessandro Gassmann in Se Dio vuole, commedia opera prima di Edoardo Falcone, nelle sale dal 9 aprile, è un prete – ex carcerato – giovane e illuminato. Nella realtà l’attore confessa di non credere in Dio, ma di provare molta invidia per chi ha fede. E stima per un certo Francesco…

Che rapporto hai con la fede?
Non sono un credente ma ho grande rispetto e anche invidia per chi lo è. Credo che una fede profonda e certa in qualche cosa sopra di noi aiuti ad affrontare la vita più serenamente. La certezza di una vita dopo la nostra, di un paradiso, è sicuramente meglio che la certezza del nulla. Per questo cerco di comportarmi bene, perché come diceva Alberto Sordi: “Hai visto mai”…

Quando ti hanno proposto di interpretare un prete cosa hai pensato?
In realtà che Pietro sia un prete è quasi marginale, quel che mi è piaciuto di lui è stata la persona. Un prete che fa dimenticare di esser prete: si sporca le mani, aiuta il prossimo, e lo fa perché crede fermamente di fare il giusto. È un prete che mi piacerebbe incontrare, perché è uno di quelli che fanno bene anche a chi non è credente. E rendono la Chiesa più vicina alle persone, come sta facendo in maniera molto evidente questo Papa.

In questo momento storico ti creerebbe più preoccupazione un figlio che ti dicesse “voglio farmi prete” o “sono gay”?
Gay assolutamente no, prete forse qualche titubanza l’avrei perché so che a 18, 19 anni le decisioni vengono spesso prese spesso in maniera affrettata. Ma accetterei comunque la cosa, soprattutto se a dirmelo fosse il mio di figlio, che è un ragazzo con la testa sulle spalle. Raramente dice cose che non condivido.

Che tipo di papà sei?
Un padre-padre, di quelli che mettono le regole. Abbastanza severo, ma anche giocherellone quando serve. Sono contrario ai genitori amici dei propri figli, credo che siano la causa dei gravi problemi che le giovani generazioni hanno oggi. Problemi che derivano da un eccesso di libertà da tutti i fronti, rete in primis, che finisce per renderli indifesi. La cronaca ci racconta ogni giorno di giovani “persi” che confondono la realtà con la finzione. Vedere i bombardamenti su Gaza è come vedere un film americano. Questo crea in loro molta confusione

Cerchi di avere controllo sul rapporto che ha tuo figlio con la rete e i social?
Assolutamente sì, lui ha tempi limitati, può fare quello che vuole ma cerco di fargli vivere il più possibile la realtà esterna piuttosto che quella virtuale.

Che uomo vorresti che diventasse tuo figlio?
Un uomo libero, interessato a ciò che lo circonda. Soprattutto non egoista. Viviamo una grande crisi e tutti cercano di salvare la propria barca. Invece è proprio nei momenti di crisi che si dovrebbe capire che per salvare la barca bisogna innanzitutto capire chi ci circonda e aiutare gli altri. Facendo ciò, aiutiamo anche noi stessi. Come vedi, ho detto una frase da prete pur non essendo credente.

Che messaggio speri che passi attraverso il film?
Di grande divertimento e non solo. il protagonista, Marco Giallini, è un uomo che cambia. Non trova la fede ma ricomincia ad ascoltare e recupera il rapporto con la propria famiglia, con la moglie e i figli. Questo è un film divertente che spero faccia anche riflettere.

Come nella tradizione della migliore commedia all’italiana..
Una tradizione che non andrebbe mai dimenticata. Molta della grande commedia americana prende spunto dalla nostra, e questo la dice lunga sulla qualità del nostro paese. Non solo dei registi, dei comici, degli sceneggiatori, ma proprio degli italiani, sempre capaci di prendersi in giro. Che è il modo più intelligente di affrontare la realtà.

Fonte: DiLei

“Non credo in Dio ma mi comporto bene. Sai mai…”