Femen arrestate a Parigi davanti all’Eliseo. Amina rimane in carcere

Le Femen sono state arrestate a Parigi davanti al Palazzo dell’Eliseo. Le manifestanti hanno organizzato un evento di protesta in occasione della visita di Hollande in Tunisia, ma la dimostrazione non è durata a lungo in quanto sono state subito prese in custodia dalla polizia. Il movimento Femen da Facebook ha fatto sapere di non avere più notizie delle arrestate.

Intanto sono state scarcerate nei giorni scorsi le tre attiviste del movimento Femen condannate in appello a quattro mesi e un giorno: Pauline Hillier e Marguerite Stern e Josephine Markmann, in carcere da circa un mese per aver protestato a seno nudo in favore di Amina Tyler, l’attivista tunisina di soli 19 anni in carcere per aver postato su Facebook una sua foto in topless.

Gli avvocati delle ragazze scarcerate affermano: "E’ un immenso sollievo. Ora le nostre preoccupazioni si rivolgono ad Amina che non dimentichiamo. Non la lasceremo marcire in prigione".
Sta di fatto che Amina è ancora in carcere. E rischia di rimanerci alemno due anni per profanazione di sepolture per aver dipinto la parola Femen sul muro del cimitero di Kairouan in segno di protesta contro un raduno salafista e altri sei mesi per aver pubblicato le sue foto a seno nudo su Facebook. 
Di seguito l’intervista fatta ad Amina da un inviato de Le Iene.

E’ recente la polemica scatenata in rete quando Facebook ha cancellato la principale pagina dedicata al movimento femminista. La decisione è stata causata dalle solite immagini che ritraggono le attiviste in topless durante le numerose proteste.
"Abbiamo una politica molto chiara sulle immagini di nudo e gli amministratori della pagina in questione hanno ricevuto diversi avvisi sul fatto che i contenuti della loro pagina violavano le nostre regole" ha spiegato Linda Griffin, manager di Facebook.

Mentre a Berlino qualche settimana fa, due attiviste del movimento Femen hanno organizzato l’ennesimo blitz a seno nudo durante la visita del presidente Obama a Berlino. Sul loro corpo, in parte scoperto, hanno scritto Obama Help (aiuto Obama).
Le Femen hanno Ecco la richiesta che il movimento Femen lancia al Presidente, stando al loro comunicato inviato al Daily Mail: “Le Femen si appellano a Barack Obama, leader della democrazia mondiale e presidente degli Stati Uniti, circa le violazioni dei diritti umani in Medio Oriente e chiedono il suo contributo alla liberazione delle Femen tunisine imprigionate. Obama, aiuta le Femen!”.
Curioso che un movimento antagonista chieda aiuto a un presidente del G8. Infatti non sono in pochi a sostenere in rete che questo movimento, come quello delle Pussy Riot, sia solo un movimento creato e finanziato da George Soros, personaggio ricco e potente della sinistra liberale, allievo di Popper alla London School of Economics.
Di certo alcune donne e ragazze del movimento Femen sono davvero sincere, oneste nel loro attivismo, come la giovane Amina che lotta contro il fondamentalismo islamico del suo Paese, non senza ritorsioni e conseguenze.

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