Il dramma delle donne vittime di violenza chiuse in casa ai tempi del Coronavirus

"Non siete sole". Il messaggio dei centri antiviolenza alle donne vittime dei loro aguzzini

C’è un dramma in atto, silenzioso e insidioso più che mai che esce alla luce del sole solo quando è troppo tardi ormai. Stiamo parlando della situazione che vivono tutte quelle donne vittime di violenza costrette in questi giorni a restare in casa con i loro aguzzini.

Stare in casa in questo periodo è un obbligo e una necessità, mentre CoVid-19 si espande a macchia d’olio più veloce che mai nel nostro paese, qualcuno tesse le sue tele in maniera subdola e disumana ai danni di vittime indifese. Ci riferiamo a quegli uomini che provocano ferite indelebili sul corpo e nell’anima delle donne.

La situazione è complessa ma nessuna distanza forzata lascerà mai sole le vittime di violenza domestica. Abbiamo raggiungo telefonicamente Laura Gaspari, coordinatrice dei Centri Anti Violenza On The Road Coop, che ci ha raccontato che ora come non mai, la lotta contro la violenza maschile continua.

Certo la situazione è complessa. Alcuni rifugi al momento sono in sovraffollamento, altri sono stati costretti a chiudere e le donne, vittime dei loro aguzzini si ritrovano a restare nell’inferno nascosto tra le pareti domestiche.

Le ministre dell’Interno e delle Pari opportunità sono in cerca di strutture dove poter accogliere le vittime perché una cosa è certa, la casa che per molti di noi rappresenta il posto sicuro dove restare per proteggerci, per queste donne rappresenta il peggior incubo.

“Ci chiamano mentre fanno la spesa o vanno a buttare la spazzatura” ci spiega Laura. Ma la situazione è complessa e lo dimostra il calo delle telefonate delle ultime settimane perché condividendo tutto il tempo con i loro maltrattanti sono impossibilitate a chiedere aiuto.

“Noi non le lasciamo sole” incalza la coordinatrice dei Centri Anti Violenza On The Road Coop. “Le nostre linee telefoniche sono rimaste attive e siamo sempre disponibili anche via WhatsApp”. Per una donna oggi è sempre più difficile entrare in contatto con loro e quando la richiesta di aiuto non riesce ad arrivare in tempo siamo costretti a venire a conoscenza di situazioni drammatiche, quando ormai è troppo tardi.

Perché se da una parte le telefonate sono calate, dall’altra le violenze tra le mura domestiche sono una costante che non accenna a fermarsi. La casa per le vittime è una trappola senza via d’uscita.

Chiamare il numero nazionale 1522 o le forze dell’ordine resta l’unica cosa da fare per denunciare. L’invito da parte di Laura Gaspari e di tutti i centri antiviolenza è di farlo mentre si esce a passeggiare con il cane, a comprare il giornale o a buttare la spazzatura. Perché nessuna di queste donne deve essere lasciata sola.

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