Donazione degli organi, la battaglia di un padre contro l’anonimato

Marco Galbiati è un papà che ha perso suo figlio di 15 anni e oggi si batte per scoprire chi ha avuto i suoi organi

Marco Galbiati è un padre che si batte contro la legge che impone l’anonimato nei casi di donazione degli organi.

L’uomo ha perso suo figlio Riccardo nel gennaio del 2017. Ricky, come lo chiama lui affettuosamente, aveva solamente 15 anni quando la sua vita venne spezzata a causa di un infarti mentre sciava sulle piste dell’Aprica. Dopo il malore il ragazzo venne trasportato d’urgenza all’ospedale di Bergamo e qui, dopo il decesso, i genitori decisero di donare i reni, il fegato e le cornee. La morte di un figlio è un dolore enorme, che Marco Galbiati ha tentato di placare in qualche modo incontrando le persone che hanno ricevuto gli organi di suo figlio.

Tutto questo però gli è stato impedito a causa di una legge che impone l’anonimato e di fatto impedisce alle famiglie di incontrarsi, per condividere quanto accaduto. Da tempo Marco Galbiati sogna di conoscere chi ha ricevuto una nuova speranza grazie agli organi di Riccardo, ma non può. Per questo ha deciso di lanciare una petizione su Change.org che ha già raccolto oltre 14 mila firme in poche settimane.

Secondo quanto svela lo stesso papà di Ricky in un video, le firme permetteranno di proporre una modifica della legge al Parlamento. Il suo – prosegue Marco Galbiati – è un appello rivolto ai Ministeri della Salute e della Giustizia, ma anche all’Ordine nazionale dei giornalisti a quello dei Medici Chirurghi, al Parlamento e alla Commissione europea.

“Questa è una legge ingiusta che vieta ai famigliari dei donatori e ai riceventi organi di conoscersi e incontrarsi” ha detto parlando della norma creata nel 1999 che tutela la privacy quando si parla di donazione di organi, ma che, secondo l’uomo, “schiaccia un diritto umano” perché “decide al posto delle famiglie”. La proposta è quella di modificare la legge per fare in modo che “se entrambi le parti lo desiderano possano avere la possibilità di conoscersi, magari con un supporto psicologico come avviene in altri Paesi”.

Nel frattempo, grazie ai social, Marco Galbiati è riuscito già a rintracciare un ragazzo che ha ricevuto il rene destro di Riccardo. “Conoscerci e raccontargli chi era Ricky – ha spiegato – è stata un’emozione immensa e molto positiva, e lo è stato per entrambi”.

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