Curcuma, integratori ritirati dal mercato: aumentano i casi di epatite

Aumentano i casi di epatite legati al consumo di integratori a base di curcuma e il Ministero della Salute indaga

Aumentano i casi di epatite colestatica acuta, causata dal consumo di integratori a base di curcuma.

A svelarlo il Ministero della Salute, secondo cui sarebbero numerose le persone colpite dalla patologia, nella sua forma non infettiva e non contagiosa. I casi (in tutto 15 a maggio) sono stati segnalati all’ISS, l’Istituto Superiore di Sanità, che a provveduto a ritirare alcuni prodotti dal mercato a scopo precauzionale, effettuando le dovute verifiche.

Gli integratori esclusi momentaneamente dalla vendita, in attesa delle analisi, sono numerosi. Nella lista diffusa dal Ministero della Salute troviamo: Versalis – Geofarma s.r.l., prodotto dalla Labomar; Rubigen curcuma e piperina (il lotto 250119) della Naturfarma; Curcumin+piperin – Vegavero prodotto da Vanatari International GMBH ; Naturando Maximum Curcuma (il lotto 18L264) della EKappa laboratori Srl.

I prodotti sono statti realizzati e commercializzati da aziende diverse, ma hanno in comune la presenza, fra gli ingredienti, della curcuma. Secondo le prime ipotesi avanzate dagli esperti gli integratori sarebbero stati confezionati con la medesima materia contaminata.

“È stato avviato sin dall’inizio, insieme alle Regioni, un sistema di segnalazione in tutte le Asl – ha spiegato Marco Silano, direttore dell’unità di nutrizione e salute dell’Istituto Superiore di Sanità -. È probabile, quindi, che si aggiungeranno altri casi”. Nel frattempo tutti coloro che consumano integratori a base di curcuma sono stati momentaneamente invitati a sospendere il consumo. Si tratta di una scelta in via precauzionale, in attesa che gli esperti del Ministero della Salute possano fare luce sulla vicenda.

Secondo gli ultimi dati solo nello scorso anno in Italia sono state vendute 226 milioni di confezioni di integratori alimentari. Un vero e proprio boom con un valore di mercato del settore pari a 3,3 miliardi di euro e un utilizzo dei prodotti che coinvolge ormai circa il 65% della popolazione italiana.

L’epatite colestatica acuta può rivelarsi molto pericolosa se non viene curata in tempo e presenta dei sintomi ben precisi che vanno dall’ittero al prurito diffuso, sino a febbre, urine scure, dolori ossei e feci di colore chiaro.

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