Classi multietniche: ce ne sono troppe in Italia?

La protesta dei genitori che trovano nella suola dei figli più bambini stranieri che italiani che, stando a loro, portano a deficit nel programma scolastico

Troppe classi multietniche nelle nostre scuole? A Roma le mamme della scuola Pisacane, dove il numero di stranieri rappresenta la maggioranza,  pensano di sì e per protestare hanno scritto alla Gelmini, allora ministro dell’Istruzione: «I nostri figli non possono essere diversi dai tanti bambini italiani che hanno la fortuna di frequentare scuole dove regna l’armonia e si compiono normali percorsi di apprendimento e socializzazione. I nostri figli hanno diritto ad avere degli amichetti con cui giocare anche al di fuori dell’orario canonico, mentre le comunità di stranieri presenti nel nostro istituto sono chiuse e non si lasciano frequentare, hanno diritto ad andare in gita scolastica, mentre per la stessa ragione e, probabilmente, anche per motivi economici i bambini stranieri non possono mai partecipare ai viaggi che – di tanto in tanto – si provano a organizzare. Niente città d’arte, nessun soggiorno sulla neve: non si raggiunge mai il numero minimo per partire.

E ancora: «I nostri figli hanno diritto a fare e a vedere un presepe con il bambino Gesù, la Madonnina e San Giuseppe, mentre il “Villaggio globale” organizzato lo scorso anno aveva moschee, minareti e donne in burka mischiati ai pastori e ai Re Magi. I nostri figli conoscono il nostro alfabeto ed è evidente che questo risulta un vantaggio rispetto a chi scrive in cirillico, arabo, cinese, così come è evidente che questo vantaggio si trasforma in un handicap quando si cerca di uniformare l’offerta formativa per renderla adatta a tutti. I nostri figli hanno diritto a vivere la loro italianità con naturalezza e non come una punizione e noi mamme siamo prontissime a partecipare alla scommessa. Ma se una scuola arriva a contenere 15 bambini italiani su 180 e classi come l’attuale prima elementare, con un solo bambino italiano su 23, nessuna integrazione è possibile. Per questo abbiamo deciso di cambiare istituto. Così come – ed è un avvertimento – lasceremo a Lei, Ministro, la prima scuola pubblica d’Italia composta solo da stranieri. Ce ne andremo altrove, non possiamo permetterci le private, ma le famiglie romane hanno almeno la fortuna – facendo qualche sacrificio logistico in più – di potersi recare in altre scuole primarie della zona. Metteteci un po’ di coraggio: da oggi per noi inizia il conto alla rovescia. Con stima e cordialità».

 

Classi multietniche: ce ne sono troppe in Italia?