Cibi alterati, contraffatti e legati al crimine secondo Coldiretti

Mozzarelle sbiancate con la soda, pesce alterato, carni di macelli clandestini: quando il cibo diventa pericoloso

È un vero e proprio allarme, quello lanciato da Coldiretti: secondo la principale associazione di rappresentanza dell’agricoltura italiana, sulle nostre tavole portiamo cibi alterati e contraffatti. O, almeno, c’è una buona (e inquietante) probabilità che questo succeda.

Per dimostrarlo, Coldiretti – in occasione della presentazione del sesto Rapporto Agromafie sui crimini agroalimentari in Italia, elaborato insieme ad Eurispes e alll’Osservatorio sulla criminalità nell’agroalimentare – ha apparecchiato una tavola speciale, nella più negativa accezione del termine. “Il crimine nel piatto degli italiani” ha per la prima volta messo davanti agli occhi di tutti un vero e proprio menù, dall’antipasto al dolce, coi cibi “criminali”. E, dunque, coi cibi contraffatti o legati in qualche modo alla mafia. Cos’ha servito? Mozzarella sbiancata con la soda, pesce vecchio rinfrescato con un “lifting” al cafados (miscela di acidi organici e acqua ossigenata mescolata con il ghiaccio per una freschezza apparente), bistecche di macelli clandestini di animali rubati (dove non vi è controllo sulla carne né sulle procedure igieniche), pane cotto in forno con l’impiego di legna tossica, nocciole turche e banane dell’Ecuador prodotte col lavoro minorile, biscotti con miele tagliato con sciroppo di riso o di mais per aumentarne il volume. Alimenti manipolati, illegali, pericolosi.

La volontà di Coldiretti è quella di sensibilizzare su ciò che in tavola viene portato. La mozzarella sbiancata col carbonato di sodio e il perossido di benzoile non è poi così rara, e neppure le frittelle di bianchetti (vietate dal regolamento UE 1967/2007, che mette fuori legge la cattura, lo stoccaggio e l’immagazzinamento dei cosiddetti “cicinieli”), o il riso che arriva dalla Birmania ed è frutto della persecuzione e del genocidio dei Rohingya. Oppure i tartufi cinesi spacciati per italiani, i funghi porcini secchi rumeni, l’olio di semi colorato alla clorofilla venduto per olio extravergine.

E non sono solamente i cibi che si trovano sugli scaffali dei supermercati a poter nascondere insidie. Ci sono ristoranti in cui ancora vengono portate in tavola oliere senza il tappo anti-rabbocco, formaggere contenenti scadenti imitazioni del Parmigiano Reggiano o del Grana Padano. Senza contare la mafia che sfrutta la manodopera bengalese, per vendere fiori agli innamorati a cena.

Come difendersi? Sono le autorità, per la verità, a dover tutelare la salute dei cittadini. Che, dal canto loro, non possono che informarsi su quanto viene servito al ristorante, leggere le etichette, e diffidare dei prodotti eccessivamente low cost.

Cibi alterati, contraffatti e legati al crimine secondo Coldirett...