“Chirurgia estetica, basta con le operazioni inutili”: il Comitato di Bioetica mette in guarda i medici

Basta con labbra a canotto, seni da maggiorata, zigomi a punta e volti gonfiati dal botox.
Il Comitato Nazionale di Bioetica, in vista dell’approvazione di un testo sul tema, è intervenuto sul fenomeno del boom di richieste di interventi di chirurgia estetica, concludendo che spesso non sono legittimi e giustificati.

In particolare, il comitato si appella alla deontologia professionale del medico e conclude che è dovere del chirurgo informare chiaramente il paziente dei rischi dell’operazione e rifiutarsi di eseguire l’operazione se questa è inutile, suggerendo soluzioni meno invasive.

Il chirurgo estetico non può limitarsi a essere solo un "tecnico" che opera col bisturi solo per interesse economico senza porsi questioni etiche, ma se necessario deve trasformarsi in psicologo e capire le reali motivazioni che spingono il paziente a ricorrere alla chirurgia plastica.

Il nostro corpo contiene i segni di ciò che siamo e siamo stati, degli anni che passano e delle nostre emozioni e nello stesso tempo rappresenta la nostra proiezione verso il mondo esterno, quello che vorremmo che gli altri percepiscano di noi. E’ qui che per alcuni scatta il bisogno di modificarlo e plasmarlo a seconda di quello che si vuole comunicare agli altri: il corpo diventa oggetto, maschera di ciò che vorremmo essere, spesso in base a condizionamenti sociali di perfezione e giovinezza.

E’ spesso a causa di un bisogno di integrazione sociale e omologazione e non per una reale imperfezione fisica, tanto inaccettabile da dover essere corretta, che spesso le persone più vulnerabili e insicure si rivolgono al chirurgo plastico, con l’obiettivo di rispondere ai canoni estetici dominanti.

Il problema è che spesso i rischi e gli effetti collaterali di un’operazione chirurgica, sia pure a finalità estetica, non sono da poco. E il risultato non è sempre quello che ci si aspetta: la bellezza non è acquistabile a catalogo e quelle labbra carnose del dépliant possono rivelarsi orribili labbra a canotto su un viso che non è quello della modella raffigurata.
Senza contare che alcuni appassionati del ritocco sono vittime della dismorfofobia, una vera e propria patologia psichiatrica che colpisce chi ha una visione distorta e insoddisfacente del proprio corpo, tanto da accanirsi a modificarlo tramite continue operazioni chirurgiche.

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