Cialda all’anice, regina delle fiere in Toscana: il brigidino

I brigidini si preparano con componenti molto semplici, farina, zucchero, uova e anice, e sono usati come dolci da meditazione

Nelle fiere e sagre della Toscana gli ambulanti vendono sacchetti alti e lunghi di sfoglie sottili e croccanti oppure le preparano sul momento con ingredienti semplici, cuocendole con l’apposita e tradizionale forma ottenendo cialde sottilissime, leggermente arricciate, e insaporite all’anice.
Si narra che nacquero da un errore di suor Maria, del convento di Santa Brigida di Lamporecchio, quando, preparando le ostie come di consueto, il risultato fu una sfoglia sottile sì, ma dai bordi “volanti”.
Da questo errore delle monache brigidine nacque appunto il “brigidino”.
L’errore di Maria sarà leggenda o realtà, ma sta di fatto che le monache di Santa Brigida avevano il compito di produrre le ostie per le numerose parrocchie della zona.
Le facevano artigianalmente, con l’uso di piastre circolari al cui centro veniva messo il semplice impasto. Modificando gli ingredienti, ma utilizzando lo stesso metodo di cottura, le monache inventarono (per caso o per volontà) un nuovo “biscotto” che divenne subito famoso e richiesto nella zona.

La loro ricetta è sempre quella tradizionale. Gli ingredienti sono farina, zucchero, uova e anice. Il brigidino ha un sapore intenso di uova con una punta aromatica di anice. La forma della cialda sottile e friabile è irregolare.
Una curiosità: «È un dolce da “meditazione”, da mangiare mentre si fanno due chiacchiere».
A Lamporecchio, la Pasticceria Carli da Pioppino è una delle poche che ancora oggi produce artigianalmente i famosi brigidini.

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