Boom di denunce contro i medici, per tutelarsi 14 mld in esami inutili

Aumentano le denunce ai medici, triplicate negli ultimi 15 anni e arrivate a 33.682 nel 2010. Un fenomeno che acuisce il disagio dei camici bianchi, in particolare per le specialità più colpite, come ortopedici, chirurgi e ginecologi. Questi ultimi decisi a farsi sentire con un inedito sciopero delle sale parto, proclamato per il 12 febbraio, ma anche con l’astensione collettiva dal voto – insieme agli ostetrici, in tutto 15.000 professionisti – se i partiti non inseriranno nei loro programmi il problema del contenzioso medico.

Ogni anno, poi, vengono sprecati dai 12 ai 14 miliardi di euro per la cosiddetta medicina difensiva, ovvero per esami e interventi inutili effettuati solo per ‘auto protezione’ da parte dei medici in modo da tutelarsi da contenziosi futuri con i pazienti e i loro avvocati.

I dati indicano che le denunce, soprattutto nei casi più gravi, raramente si concludono con una condanna: su 357 procedimenti penali conclusi solo 2 si sono risolti con una condanna. Mentre sono stati archiviati il 98,8% dei casi di lesione colposa e il 99,1% di omicidio colposo giunti a conclusione. I sanitari però, visti i tempi della giustizia, restano per anni sulla graticola.

E non mancano i risvolti economici negativi con i costi delle polizze assicurative alle stelle sia per le Asl che per i singoli professionisti (i premi assicurativi costano in media 15/20.000 euro annui). Costi proibitivi che hanno portato addirittura il 10% delle Asl alla disdetta delle polizze nel 2011. Mentre le stesse compagnie assicuratrici considerano svantaggioso assicurare i medici per i rischi di risarcimento in sede civile: a fronte di un monte premi assicurativo nella sanità di circa 500 milioni annui, le compagnie dichiarano di pagare risarcimenti per il 160% dei premi incassati. Nel 2011 il 5% delle polizze è stato disdettato dalle compagnie.

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