In Austria il suicidio assistito è legale: cosa succede adesso

L'Austria ha deciso di fare un passo avanti per raggiungere i Paesi che hanno legalizzato l'eutanasia. In Italia, invece, il dibattito è stato riacceso

Decidere della propria vita è un diritto universale, farlo della propria morte, invece, è qualcosa che non può essere ancora contemplato dagli altri. Da tutti tranne che per l’Austria che dal 1° gennaio ha legalizzato il suicidio assistito. Una svolta storica che però non arriva come un fulmine a ciel sereno dato che questo argomento tiene acceso il dibattito nel territorio austriaco da tempo, ma anche in Italia e in altri Paesi

Ma ora l’Austria ha preso la sua decisione affiancandosi così al Belgio, ai Paesi Bassi, alla Spagna e alla Svizzera, tutti luoghi i cui in un modo o nell’altro l’eutanasia è concessa, in una forma o in un’altra. Il suicidio assistito legalizzato in Austria prevede la somministrazione di un farmaco letale ai malati terminali o alle persone affette da malattie incurabili, da assumere in totale autonomia.

Il suicidio assistito: la legge austriaca

La legge austriaca, approvata in Parlamento a dicembre ed entrata in vigore il 1° gennaio ha ricevuto l’appoggio dalla maggioranza politica che sostiene il governo. Una sentenza storica della Corte Costituzionale che prevede l’accesso al suicidio assistito da parte dei malati terminali o dalle persone che soffrono di mali incurabili che provocano conseguenze pesanti a livello fisico ed emotivo.

Tutte le richieste di accedere al suicidio assistito saranno vagliate attentamente dai due medici e approvate dopo tre mesi dalla richiesta, affinché nessuna decisione sia guidata dall’impulsività. Nel caso dei malati terminali le procedure, invece, saranno ridotte.

Una svolta storica che riaccende il dibattito in Italia

La decisione storica dell’Austria non è passata inosservata e ha riacceso il dibattito sull’eventuale legalizzazione dell’eutanasia. Anche il nostro Paese è tornato a parlarne, e più precisamente discutendo sulla proposta di legge Disposizioni in materia di morte volontaria medicalmente assistita.

Anche nel nostro caso si tratta di un argomento che non può passare in secondo piano perché più volte nella storia è stato affrontato. La nostra Corte Costituzionale aveva già preso in considerazione la possibilità di legalizzare l’eutanasia in alcuni particolari casa.

Ma la strada è molto lunga e insidiosa perché la possibilità di rendere accessibile il suicidio assistito non divide solo i politici, ma anche l’opinione pubblica. Basta guardare agli anni passati per ritrovare nelle complicate e drammatiche storie di Eluana Englaro e Terri Schiavo tutta la paura, il pregiudizio e la poca conoscenza che si ha nei confronti dell’eutanasia.

La vicenda di Terri Schiavo è stata forse la prima a dare il via al dibattito sulla fine della vita. Solo dopo 15 lunghissimi anni di sofferenze e battaglie legali, le è stato concesso di morire. Sorte simile è toccata a Eluana Englaro. A combattere contro quell’accanimento terapeutico che andava contro l’articolo 32 della Costituzione, c’è stato Beppino, suo padre che ha dovuto attendere e sopportare 17 anni di coma vegetativo affinché la sua bambina potesse riposare in pace. E dopo tutta la sofferenza e la fatica, verrà comunque considerato dagli altri un assassino.

Le lunghe vicende processuali che hanno coinvolto il nostro Paese sembrano più attuali che mai ora che l’Austria ha deciso di fare un passo avanti per raggiungere il Belgio, i Paesi Bassi, la Spagna e la Svizzera. Ma la vera domanda è: siamo pronti a fare altrettanto?

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