Assegno alla ex moglie anche se lui è disoccupato e lei no

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione inchiodando un marito furbo con possedimenti e rendite

Una coppia sposata come tante, poi arriva la separazione e infine il divorzio, una prassi ormai sempre più diffusa. E l’uomo – secondo la Corte d’Appello – deve pagare all’ex moglie un assegno mensile di 310 euro. Ma lui non ci sta, si ribella e fa ricorso in Cassazione,  perché lei lavora – sostiene l’ex marito – anche se con occupazioni precarie, mentre lui è disoccupato e le sue condizioni economiche notevolmente peggiorate.

La Corte di Cassazione indaga un po’, rigetta il suo ricorso e – con l’ordinanza n. 10099/2016 – conferma l’assegno divorzile a favore della ex moglie, perché ha constatato comunque una differenza economica tra i due ex coniugi.

A incastrare l’uomo alcuni proprietà – emerse dalle dichiarazioni dei redditi – che gli procurano rendite e gli consentono un “adeguato sostentamento”. L’ex – secondo la Corte – possiede anche una notevole capacità di reddito, in quanto ha maturato una certa competenza come “mastro muratore” che gli ha consentito nel corso degli anni di investire i suoi guadagni in immobili e terreni.
La donna dopo la separazione, invece si è dovuta adattare “a svolgere lavori precari e poco remunerativi” come quello di bracciante agricola. Il divario tra i due è insindacabile e al marito, anche se ha cessato ogni attività lavorativa, deve pagare l’assegno.

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Assegno alla ex moglie anche se lui è disoccupato e lei no