Amina a Le Iene: il nostro seno è la nostra arma. A 19 anni contro i fondamentalisti

"Amina Tyler è stata arrestata per essersi denudata davanti alla moschea Okba Ibn Nafaa, a Kairouan". E’ questa la versione ufficiale fornita ai media dalle autorità, versione tuttavia smentita da un video andato in onda su di una tv tunisina, da cui non risulta affatto che Amina si sia spogliata. Alcuni per questo motivo parlano di arresto "preventivo", volto a proteggere la diciannovenne tunisina dalle proteste dei salafiti asserragliati nella moschea. L’attivista infatti si è presentata davanti all’edificio religioso con il nuovo look occidentale, capelli cortissimi e tinti di biondo: un gesto provocatorio nei confronti degli estremisti islamici.

Pochi giorni fa Amina aveva rilasciato un’intervista a "Le Iene" in cui la giovane e  coraggiosa attivista, che si mostrava già con il suo nuovo look tanto inviso ai fondamentalisti, aveva spiegato le ragioni della sua protesta e aveva svelato alcuni particolari della sua vita privata. Eccola:


 

Amina Tyler a marzo aveva postato su Internet una sua foto a seno nudo in stile Femen. Dopo la diffusione dell’immagine era stata minacciata dai fondamentalisti islamici e in seguito era scomparsa, e molti pensavano fosse stata rapita. Quello che non si sapeva era che era stata sequestrata nientemeno che dalla sua famiglia. E’ quello che denuncia la ragazza, che è tornata a farsi sentire: "Ora sto bene, ma non sono certo stata bene nelle ultime settimane. La mia famiglia mi ha portata via da Tunisi dopo la pubblicazione delle mie foto a seno nudo: mi hanno picchiata e dato degli psicofarmaci, mi costringevano a leggere il Corano. Ma sono riuscita a scappare e non ho intenzione di fermarmi. Mi batterò ancora per le mie idee".
La giovane tunisina racconta a Repubblica la dinamica del suo rapimento: "Un giorno ero seduta in un caffè a Tunisi, improvvisamente sono comparsi mio cugino e mio zio. Uno dei miei amici aveva detto a mia madre che ero lì. Mi hanno preso di forza e poi mi ha lasciato andare bruscamente a terra, la schiena mi fa ancora male dopo un mese. Poi mi hanno portato via in macchina tappandomi la bocca". E questo è solo l’inizio: "A casa hanno iniziato a picchiarmi, finché mio padre ha detto basta". "Poi finalmente sono riuscita a scappare". Amina però non si sente affatto al sicuro: "Mi stanno cercando, lo so, ma io non mi fermo".

Le provocazioni delle Femen negli ultimi mesi hanno toccato anche l’Italia: durante le ultime elezioni ad attendere Silvio Berlusconi al seggio di via Scrosati a Milano, oltre alla stampa, c’erano tre attiviste del movimento femminista Femen. Si sono spogliate dalla vita in su e hanno iniziato a gridare: "Basta Berlusconi". Slogan riportato a caratteri cubitali sui loro corpi.
Il movimento Femen ha rivendicato la protesta avvenuta e ha rivelato i nomi delle tre donne: Inna Shevchenko, Oksana Shachko e Elvire Dupont. Ma chi sono? Cos’è il movimento Femen?

E’ un movimento nato nel 2008 in Ucraina che combatte il sessismo (a favore dei diritti degli omosessuali ) e lo sfruttamento delle donne.
Ha come fondatrice l’economista Anna Vasylivna Hutsol, recentemente espulsa dalla Russia di Putin, che ha spiegato così il perché della sua scelta politica:
"Ho fondato Femen perché ho capito che nella nostra società mancavano donne attiviste; l’Ucraina è maschilista e le donne hanno un ruolo passivo".
In Russia il movimento non ha mai compiuto azioni eclatanti, ma si è schierato a favore del gruppo punk femminista Pussy Riot processate e condannate per teppismo e istigazione all’odio religioso.

Gli obiettivi principali di Femen sono incrementare le capacità intellettuali e morali delle giovani donne in Ucraina, e ricostruire l’immagine del Paese per dare ricche opportunità alle donne. Da poco hanno aperto una sede anche a Parigi, il movimento si sta allargando in tutta Europa.

Durante ogni loro protesta si denudano, giustificando la scelta con il fatto che solo nude possono attirare l’attenzione dei media.

Le azioni più clamorose sono state quella contro il presidente ucraino Viktor Janukovic, contro Vladimir Putin, contro la settimana della moda, a piazza San Pietro in occasione dell’Angelus del Papa e al Centro Congressi di Davos durante il World Economic Forum.
A prescindere dall’essere contrari o a favore della singola protesta o più in generale del movimento in toto, sta di fatto che il nudo come protesta, PETA docet, è diventato un fenomeno sociale e mediatico. Addirittura il regista Alain Margot sta preparando un film su di loro. 

Amina a Le Iene: il nostro seno è la nostra arma. A 19 anni contro i&...