Alessandro Preziosi è don Diana, il prete che sfidò la camorra

"Per amore del mio popolo, io non tacerò". Se non avessimo saputo che ne sarebbe stata di quelle parole gridate, di quell’omelia urlata, di quella lotta, della sottrazione e della distinzione della parte giusta in cui sedersi che cosa avremmo capito dell’insegnamento di don Peppe Diana?

Don Diana viveva sulla linea del confine, nella legalità tra uomini di camorra allineati a ‘O sistema, che Gomorra e Roberto Saviano e come prima e dopo di lui onesti cronisti ci hanno insegnato a definire questa organizzazione criminale, e che avevano scelto di avvelenare una terra senza più motivazioni, arresa. Il sacerdote venne ucciso il 19 marzo 1994, in una mattinata in cui forse si preparava a ricevere gli auguri per il suo onomastico. O a scrivere un’altra predica. O a smuovere dalla rassegnazione. Invece è andata diversamente. E’ morto nella sua sagrestia a Casal di Principe, don Diana. Il 19 marzo 1994 è stato il suo ultimo giorno di vita. A 20 ani di distanza, la Rai manda in onda una fiction in due puntate che restituisce alla figura di questo prete, la dignità e la levatura morale dovuta.

La prima delle due puntate della fiction è stata seguita da 5.377.000 spettatori pari al 20.05% di share in prima serata. Il messaggio di don Diana è stato ricordato anche all’anteprima a Roma nella Nuova Aula dei Gruppi Parlamentari alla Camera dalla presidente della Rai, Anna Maria Tarantola. "E’ stato un eroe normale, un eroe borghese, come l’avvocato Ambrosoli. L’attenzione della Rai su temi come questi credo ci sia e continuerà a esserci, come servizio pubblico abbiamo il dovere di contribuire alla creazione di una cultura civile e della legalità". E in quei luoghi, che oggi chiamiamo con semplicità terra dei fuochi, che si è girata questa fiction.

Don Diana è Alessandro Preziosi, intenso e partecipe nel ruolo del prete che sfidò la camorra. "Interpretare Don Diana è stato frutto di un percorso molto complesso – ha spiegato – è una cosa che è andata aldilà
della professione. Non sono riuscito ad assistere a tutta la proiezione, è una storia che mi ha schiacciato. Ringrazio di essermi imbattuto in quest’uomo. Mi ha insegnato che se qualcuno ha qualcosa di buono da proporre deve fare di tutto per metterlo in campo".

"E’ un film che mi ha lasciato una profonda emozione- ha affermato Raffaele Cantone, il magistrato da pochi giorni a capo dell’Autorità Nazionale Anticorruzione – restituisce un’immagine vera di don Diana. E’ un servizio importante reso al paese per far conoscere di più la sua figura. Oggi siamo molto più avanti rispetto a venti anni fa. Il silenzio della chiesa e di parte della società civile era allora complice a volte compiacente. Solo da poco tempo, a esempio, la diocesi ha permesso la pubblicazione dello scritto di don Diana. La lotta alla criminalità nel tempo si è fatta più asfissiante e sono stati ottenuti risultati fondamentali. Ma c’è bisogno ancora d’altro. Una parte della società civile ritiene ancora che la camorra sia una parte integrante della società. In Campania non servono i carrarmati, come è stato fatto per il piano Caserta. Il banco di prova, prossimamente, sarà la Terra dei Fuochi. Vedremo se ci saranno bonifiche".

 

Alessandro Preziosi è don Diana, il prete che sfidò la camorra
Alessandro Preziosi è don Diana, il prete che sfidò la camorra