A caccia di pedofili

Si infilano nelle chat per adescare, compito della polizia intercettarli e stanarli

In Rete gli orchi si cercano, si passano il loro orribile materiale, irretiscono nuove piccole vittime. Ma la Rete ha anche mille occhi, ed è facile lasciare qualche traccia. Lo sanno bene gli uomini della Polizia postale e delle comunicazioni, che dal 2001 al 2007 hanno chiuso 155 siti e monitorati 256.302, arrestato 185 persone e denunciate in stato di libertà 3.635, effettuato 3.326 perquisizioni. Abbiamo sentito Maurizio Masciopinto, direttore della divisione investigativa della Polizia postale dal 2004: «I cardini della nostra attività sono la repressione e la prevenzione: è importante perseguire i pedofili, ma lo è altrettanto sforzarci di rendere sempre più sicura la rete per i nostri ragazzi». È per questo che, per esempio, sul sito Commissariato di polizia online è presente da tempo uno speciale form che permette di indicare agli investigatori siti sospetti.

Cosa può fare un navigatore che si imbatte in Rete in materiale pedopornografico?
Segnalarlo immediatamente, anche in maniera anonima, al sito http://www.Commissariatodips.it. Si accede con una normale login e password e quindi chi preferisce può non lasciare i suoi dati.

Arrivano segnalazioni attraverso il form del sito?
Di pedofilia non molte, arrivano più che altro segnalazioni di truffe, soprattutto di quelle online. A differenza di quanto si possa pensare è davvero difficile imbattersi per caso in un sito pedopornografico. Pensiamo anche alla questione della “Giornata dell’orgoglio pedofilo“. Il sito che veicolava è stato giustamente oscurato – siamo riusciti a bloccarne l’accesso – ma vi assicuro che non era facile da trovare. Non vogliamo certo stimolare la curiosità del navigatore. Di siti pedofili, però, ce ne sono tantissimi: migliaia. Il nostro obiettivo, la nostra missione, è far sì che il cittadino non possa trovarli per caso, magari cercando un vestitino per il proprio bambino, e restarne turbato. Per quanto invece riguarda la repressione dei reati legati alla pedopornografia, abbiamo altre “armi”, come l’intercettazione, o la navigazione sotto copertura.

Quindi per “stanare” i pedofili nelle comunità online vi fingete uno di loro?
La legge prevede espressamente l’attività sotto copertura. E l’agente provocatore è previsto soltanto per pedofilia e traffico internazionale di stupefacenti. Monitoriamo soprattutto le chat dove i pedofili si scambiano informazioni, e così anche restiamo aggiornati su come si muovono e su come si muove la tecnologia.

Gli agenti che lavorano in queste indagini necessitano di supporto psicologico?
Abbiamo un’unità di analisi gestita dagli psicologi. Ci rendiamo conto che questo è un ruolo duro e delicato: molto spesso gli interessati dopo un po’ chiedono di essere destinati ad altre attività. Io sono giunto tardi a queste indagini, dopo 20 anni come funzionario nella questura di Napoli. Insomma, nella mia carriera di persone morte di morte violenta ne ho viste a decine, ma nulla è paragonabile alla sensazione che si prova di fronte a un filmato di violenze nei confronti di un bambino.

Capita di fare degli errori? Cioè prendere per compromettente materiale che in realtà è “pulito”?
No, al limite capita che ci siano immagini che sembrano ricondurre a un minore, mentre invece si tratta di maggiorenni.

Se il sito pedofilo si appoggia su un server straniero potete fare qualcosa?
Ci sono paesi rigidi come l’Italia, altri Paesi sono più morbidi. Capita che le legislazioni dei singoli Stati facciano rientrare i siti pedofili nell’ambito della libertà di espressione. Lì non c’è nulla da fare, anche se ci si sta muovendo per un’internazionalizzazione dei canoni: è indispensabile con il web, che non ha confini.

Come funziona il Cets?
È un software della Microsoft creato per armonizzare le indagini delle varie polizie del Canada. Il programma è davvvero complicato, e i primi a testarlo siamo stati noi italiani, che abbiamo un’esperienza consolidata nel settore. Si tratta di un sistema complesso e innovativo che consente indagini particolari mettendo in relazione i dati più inpensabili.

Cosa consiglierebbe al genitore di un bambino o di un ragazzino che navigano in internet?
Ai genitori consiglierei di spiegare ai figli, e ai figli di spiegare ai genitori… Parlarsi è l’unico baluardo contro certe violenze. I pedofili entrano nelle chat e si fingono essi stessi bambini e ragazzini: è importante rendere consci i più piccoli di questo rischio. Ma non farei del terrorismo sulle nuove tecnologie. Ultimamente abbiamo messo in piedi una grossa indagine sulle chat sui cellulari. Abbiamo intercettato 250 telefoni, una grande operazione: beh, mi sono accorto che gli adolescenti riconoscono bene la differenza tra virtuale e realtà. I 60enni non hanno dimistichezza con internet e con le nuove tecnologie, i 40enni chattano e poi però fanno confusione tra reale e virtuale. Gli adolescenti, invece, hanno più chiara questa separazione. Per tornare all’indagine, gli adescatori chiedevano incontri agli adolescenti, ma gli adolescenti non ci andavano mai. Alla fine chi rischia di più di restare vittima di internet e delle chat? Paradossalmente gli adulti… E.C.

A caccia di pedofili