Parigi: lirica e opera per il grande Valentino, Miu Miu vezzosa

La giostra della moda sta per concludersi anche a Parigi: con le ultime sfilate in programma si chiude questa settimana dedicata al pret-a-porter dei grandi nomi, sopratutto transalpini. Moda francese che, stando alle recenti acquisizioni di brand italiani da Loro Piana alla pasticceria Cova, gode di ottima salute. Dopo le sfilate di New York, Londra e Milano sono le passerelle parigine le protagoniste in materia di tendenza con interessanti esempi di innovazione ed esperimenti, non sempre riuscitissimi.

Deliziosa, addirittura vezzosa la disinvolta ingenuità di Miu Miu che, nella grande tradizione della famiglia Prada, propone borse a mano in pitone e un black&white senza tempo da abbinare a rossi, arancio, righe e geometrie d’effetto. Eccessivo, quasi scengrafico l’allestimento della sfilata di Louis Vuitton che impreziosisce i suoi abiti di trasparenze e code di pavone per una esibizione dei capi della prossima p/e. Una femminilità, questa, che si contrappone quasi alla bellezza androgina delle guerriere di Alexander McQueen.

Anche Valentino, come altre firme tricolore, non è più di proprietà italiana, ma mantiene la personalità che ha contraddistinto il suo operato. In passerella sfilano abiti che ricordano vagamente costumi d’opera, come hanno confermato i direttori creativi Chiuri e Piccioli, senza scivolare però in una inutile ripetizione di quei modelli. La modernità dello stile Valentino si conferma in tuniche arricchite da preziosi ricami, capi accollati che si ammorbidiscono sui fianchi per seguire i movimenti, senza stringere in rosso, nero, bianco. I capelli sono fermati da cerchi in pelle con borchie. A osservarle, le indossatrici in passerella assomigliano alla Medea di Pier Paolo Pasolini con la splendida Maria Callas come protagonista. 

Altrettanto interessante ma assai diversa la collezione di Karl Lagerfeld, maestro legato da decenni al marchio Chanel. La donna della doppia C veste abiti dal taglio impeccabile, interpretati in funzione delle necessità quotidiane di una società sempre più multimediale, sempre più 2.0. Lo street come il pop vanno riletti alla luce di questa tradizione del marchio. E i celebri completini bon ton Chanel si calano nel contemporaneo, nella multimedialità di accessori, righe, grafiche. Sullo sfondo il logo che da brand diventa un simbolo: quelle due C incrociate valgono un’epoca e i suoi valori, oltre la dimensione commerciale.

Altroi protagonista assoluto in questa settimana parigina è stato Yves Saint-Laurent che ha proposto una donna spigolosa, snob quasi nella rilettura dei classici del guardaroba che da sempre è un tratto tipico della casa francese. Tra Giappone, India e Africa le proposte di un altro nome noto, Givenchy, che ha mandato in passerella modelle con il volto coperto con una sorta di maschera e vestiti che assomigliano a quelli di una dea indù. Una provocazione?

Contrasti di colore, pois e righe per Ungaro, molto riconoscibile anche in questa collezione primavera-estate 2014. Una delle sfilate più attese in giornata è stata sicuramente quella di Stella McCartney, che ha studiato una collezione fedele al suo stile, ormai codificato. Colori neutri e tessuti ricchi le scelte per la stagione più calda: beige, bianco, bruciato. Tra il pubblico, in primissima fila, l’ex Beatle e papà della stilista, il celebre Paul.

Sobrio, chic con una dominante militare quanto proposto da Chloé sulle passerelle parigine, nei giorni scorsi. Di grande suggestione anche le citazioni in abito di Mirò sperimentate da Céline, che regala l’illusione di una moda più prossima all’arte attraverso l’equilibrio di colori sul bianco assoluto come una tela libera su cui esprimersi. Divertente, come di consueto, Jean-Paul Gaultier che rilancia il chiodo abbinato ad abiti fluttuanti, pregiati nei tessuti e un rosa cipria che ricorre come uno dei temi di queste passerelle parigine. Con l’estroso stilista, che si è esibito con la coreografa Blanca Li, l’icona del regista spagnolo Pedro Almodovar: Rossy de Palma.

E’ quasi una ricerca sociologica, invece, la collezione di Christian Dior che cerca di rappresentare le donne nella loro interezza proponendo colori, fiori, nero, romaticismo, praticità e aggressività. Tante sfaccettature, tante personalità secondo una maison che intende cambiare, come vorrebbe il suo stilista Raf Simons. E che vuole dettare tendenza, anche nell’ambito make up.
L’attesa sfilata di Balenciaga si rivela ancora sport chic, in continuità con quanto proposto per la precedente collezione: shorts, braghette, camiciole, bei ricami senza eccessi. Sport couture, il trend sembra quello: dalla celebre maison (che ha creato una delle it-bag più desiderate) a Balmain la tendenza è quella, rivisitata in base a ispirazione e target di riferimento. Lanvin predilige leggerezza ed effetti metallici (altro grande tema su cui ci si sofferma) senza osare in lunghezze, tagli: anche sugli accessori si preferisce la linea della continuità. Più citazionista Olympia Le Tan che interpreta la donna come una pin up spiritosa, allegra che preferisce abitini e stampe marine.

Molto interessante anche la sfilata della storica maison Guy Laroche, che ha affidato l’ardua missione di rilancio del marchio a un giovane designer di già notevole esperienza nel mondo della moda. Si tratta del designer franco-svedese Marcel Marongiu, che per la primavera-estate 2014 propone una collezione improntata al futuro, tra fantascienza, linearità e confort, senza rinunciare a tessuti pregiati. La sua donna, però, è una manager futurista più che avveniristica.

Altro nome su cui soffermarsi per motivi diversi, è quello di Alexis Mabille che ha voluto immaginare di vestire una donna sensuale ma divertente, senza azzardare troppo con il colore (propone blu, verde militare, bianco e giallo ocra). Colpiscono le giacche, molto strutturate e con rimandi quasi visionari, che accentuano la forma triangolare scelta per evidenziare il busto. Mabille si rivolge a una manager cowgirl, proponendole uno stile metropolitano dotato di pizzi, sovrapposizioni, aperture a sorpresa. Un’identità urbana con tocchi meno sofisticati su cui sorge qualche dubbio: si tratta di una collezione adatta davvero a poche.

Voi che ne pensate? Come vi sembra quello visto fino a questo momento sulle passerelle parigine?

Parigi: lirica e opera per il grande Valentino, Miu Miu vezzosa