Oltremare, cobalto, indaco: è il momento del blu

Ci sono il blu di Prussia e il blu oltremare, il blu cobalto e il blu Klein, brevettato dall’omonimo pittore che lo usava per le sue opere monocromatiche, tutte blu.

Pressoché sconosciuto nell’antichità, quando il blu non aveva nemmeno un nome che lo designasse, nel Medioevo cominciò a venire prodotto tramite la lavorazione dei preziosissimi lapislazzuli, acquisendo nella simbologia il significato di luce e ricchezza. E’ per questo che nella pittura sacra veniva usato, oltre che per dipingere il cielo, per caratterizzare il manto della Madonna.

Dato che la Vergine si vestiva di blu, cominciò a farlo anche il re di Francia, a partire da Filippo Augusto: l’aristocrazia si affrettò a imitarli: da qui l’allure di nobiltà di questa tinta, che ancora oggi dà a chi lo indossa un tocco chic.

Il côté malinconico del blu, che è anche il tono freddo per eccellenza e il colore delle ombre che calano la sera, viene celebrato dai romantici, che lo preferivano a tutti gli altri: non a caso l’ombroso giovane Werther si veste di blu. L’aura malinconica sopravvive a lungo: basti pensare all’inquietudine che traspare dalle opere del "periodo blu" di Picasso.

Il blu non è solo il colore dell’aristocrazia e della malinconia; come il nero e il grigio è una tinta no-frills, adatta a rappresentare il convenzionalismo e perché no, il conformismo che non vuole dare troppo nell’occhio: insomma il colore adatto per sostituire il nero e il buon vecchio little black dress.

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Oltremare, cobalto, indaco: è il momento del blu