Moda, a Parigi la donna gatto e la Tuareg del Sahara

La settimana della moda parigina come sempre riserva sorprese e un certo gusto per il coup de théâtre che testimoniano, per chi se lo fosse dimenticata, l’atmosfera estrosa tipica delle passerelle della Ville Lumière.

Come quella che Karl Lagerfeld ha inventato per Chanel: e cioè una passerella trasformata in un pagliaio dove si aggirano come tante Vispe Terese, zoccoli ai piedi e abiti con crinoline addosso, bucoliche modelle nelle vesti di rustiche donne di campagna.

Il deserto del Sahara, con tanto di stampe ispirate variopinti mosaici marocchini, foulard blu Tuareg e toni kaki stile mimetico, è invece l’ambientazione di Kenzo by Enzo Marras.

Niente esotismo per la griffe Louis Vuitton, che rilancia il grunge chic, moda tutta cittadina ispirata al movimento anni ’90 made in Seattle amante dei Nirvana. Uno stile fatto di sovrapposizioni di strati messi insieme con finta noncuranza, in realtà studiatissima. In passerella spiccavano riccioli sovradimensionati sulla testa delle modelle e ciuffi ovunque, anche sulle scarpe.

 La donna è anche serpente, o forse un po’ gatto, a seconda degli occhi di chi la guarda. Alexander McQueen opta per la prima, con tanto di squame iridescenti sul corpo e acconciature a forma di cornetti. Miu Miu by Miuccia Prada, animo più dolce, riempie invece i suoi nuovi abiti di tanti piccoli gattini.

Va sempre per la maggiore infine l’onnipresente femme fatale: l’intimo bene in vista insomma sembra non passare mai di moda, almeno per le Maison Dior e Jean-Paul Gaultier, che nella nuova collezione poco o nulla lasciano all’immaginazione quanto a lingerie indossata "sotto" (si fa per dire).

Una tendenza che spopola sì nel mondo dello spettacolo, ma lascia perplessi quanto a una possibile applicazione nel mondo reale: voi che ne pensate?

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