“God save my shoes”, il documentario sulla passione delle donne per le scarpe

Si chiama "God save my shoes" , ovvero "Dio salvi le mie scarpe" il documentario che alza il velo su di una realtà già nota ma ancora misteriosa nelle sue motivazioni, ovvero sulla passione – da molti considerata insana, irrazionale nonché immotivata- delle donne per le scarpe.  

Il film indaga, e domanda a star e protagonisti dello shoes fashion system, i motivi di tanta attrazione nei confronti di un paio di scarpe, un vero e proprio oggetto del desiderio femminile che suscita fenomeni di shopping compulsivo e accumulo insensato di decine di modelli, spesso costosi, che in molti casi verranno indossati solo una volta e poi abbandonati nell’apposita sezione dell’armadio. Un armadio che, se non fosse per limiti di spazio e di disponibilità di denaro, diventerebbe come quello leggendario della redazione di Vogue USA, immortalato nel documentario e stracolmo di ogni tipo si scarpa-icona, a dimostrare che il sogno di ogni donna shoesaholic esiste veramente.
 
Davanti alla telecamera sfilano per 90 minuti stilisti come Christian Louboutin e Manolo Blahnik, star come Dita Von Teese e Fergie, oppure donne particolarmente versate nell’arte di collezionare scarpe, come Beth Shak, famosa come campionessa di poker nonché come collezionista di scarpe (ne possiede 900).

Nessuno meglio di loro può spiegare i motivi che spingono una donna allo shopping seriale di scarpe. Lo stilista Laboutin sostiene la tesi del lifting virtuale: le scarpe sono una sorta di chirurgia plastica che rende più belle senza bisogno dei ferri da sala operatoria. Walter Steiger, anch’egli stilista, spiega la shoe-mania con l’illusione ottica grazie alla quale una scarpa col tacco può allungare gambe e silhouette: è d’accordo con lui Dita Von Teese, secondo cui le scarpe hanno il potere di trasformare il corpo, il look e persino un comportamento. Soprattutto quello del partner, e  in meglio, giura la cantante Kelly Rowland.

 

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