Balivo, Marini, Fallaci e le altre: le divine secondo Giovanni Ciacci

Arrivi trafelatissima nel cuore della Milano da bere (sì, esiste ancora tra case di ringhiera, osterie e cascine) e Giovanni Ciacci ti accoglie così, come se ti conoscesse da sempre. Il divismo è il suo mestiere, eppure nulla di quello che lo circonda pare artificiale. L’assoluto protagonista dei cambi look di Detto Fatto è in nero totale, gioca con il ventaglio, si sistema la sua sciarpa, dispensa le parole giuste al momento opportuno con la sciura, con la giornalista, con la fashion victim, intuendo le necessità dell’interlocutore di essere ascoltato. Dedica tempo equamente in quella che è stata molto di più di una presentazione all’interno dello store Midali (ci riferiamo al suo libro "Divina!", Vallardi editore), ma un’esperienza di confronto. La sua filosofia no botox ("Sarebbero tutte uguali!", ci ha detto) scansa via un ideale estetico stereotipato. Il suo primo libro riesce a unire la sua esperienza umana e professionale alle regole che l’hanno reso il consulente di immagine di Antonella Clerici, Valeria Marini, Caterina Balivo, Myrta Merlino, per citarne solo alcune. Questa, dunque, voleva nelle intenzioni essere un’intervista, poi si è trasformata in un incontro in cui è emersa l’unicità di una carriera eccezionale.

Il tuo primo libro ha un approccio molto pop. Come avviene in trasmissione, hai utilizzato un linguaggio semplice, diretto e hai fornito dei consigli pratici a delle donne normali che desiderano avere un aspetto ordinato e, in alcune circostanze, divino.
"Nel mio lavoro ho sempre mischiato il pop con la parte più sofisticata, ma io ho sempre amato più l’aspetto più vicino alla sensibilità delle persone. Tant’è che ho sempre scelto di lavorare con donne nazionalpopolari, termine che ho sempre amato, da quando venne utilizzato per Pippo Baudo. Per me nazionalpopolare è quanto di più superlativo, significa raggiungere il cuore della gente, raggiungere tutti, da tutte le parti. Lavorando per "La prova del cuoco" e facendo Sanremo con Antonella Clerici e con Valeria Marini, ho imparato cosa vuol dire essere popolari, che è la cosa che mi piace di più".

Però hai paura della telecamera…
"Al momento di iniziare Detto fatto – che non volevo fare –  avevo dubbi, perplessità. Io non volevo assolutamente fare Detto fatto, continuo a dirlo. Sto malissimo quando devo andare in trasmissione, mi viene il mal di stomaco. Essendo abituato da 25 anni a stare dietro le quinte, a me quando si accende quella lucina rossa mi sale un’emozione fortissima. Per fortuna la padrona di casa, Caterina Balivo, l’ho vista crescere. Per me Caterina è come una sorella. Quando l’ho incontrata era una delle candidate a Miss Italia, sono più di 15 anni che ci conosciamo. Questa è la cosa che mi fa andare avanti, altrimenti sai da quanto avrei mollato? Quando Caterina mi chiese di fare questa cosa, io dissi: ‘Benissimo, però voglio far capire alla gente il mondo delle dive. E portare la mia esperienza di lavoro sulle signore comuni’. E Caterina subito accettò l’idea, perché era quello che sicuramente voleva. Lei è molto brava, furba nel suo lavoro, ha un intuito speciale come tutte le donne di televisione, ha capito questo lato ed è venuto fuori. Cambiare è un gioco, un gioco che faccio con le signore. Un gioco che faccio anche con Sophia Loren, anche con Liza Minnelli. Essere se stessi, non fingere".

Due prefazioni, scritte rispettivamente da Caterina Balivo e Myrta Merlino. Una donna di televisione e una giornalista 
"Non lo dico per piaceria, lo dico perché le voglio bene: per me Caterina rimane la mia Caterina. Non a caso ho voluto per le prefazioni due donne speciali. Per me Caterina e Myrta sono molto simili. Hanno come comune denominatore l’essere napoletane, queste due amiche portano il sole di Napoli dietro. Per me è fondamentale la positività. Divento pazzo dal piacere quando Myrta replica ai politici, quando esce la sua napoletaneità in situazioni molto formali".

Che puoi dirci di Barbara D’Urso?
"Altra mia grande amica, non a caso, è Barbara D’Urso. Può piacere e non può piacere quello che fa, ma Barbara ha creato un suo stile di televisione, ha un suo modo di condurre. Tutto le si può imputare, tranne che non sappia esprimere questa solarità".

Io però volevo parlare con te di una donna importantissima nella tua vita, che nel tuo libro dici di amare tantissimo: Valeria Marini
"A proposito di persone solari: Valeria è un raggio di sole, da quando si sveglia la mattina a quando va a letto. Valeria è un uragano di divertimento, di follia, di lavoro perché Valeria è veramente una grande lavoratrice. Qualunque cosa si faccia, si impegna come poche persone al mondo ho visto. E’ una che ha messo tutta la sua vita nel lavoro. Ho imparato questo da lei: la grande forza di volontà, di lavorare, di essere tenace, di non mollare e questo grazie a una famiglia alle spalle fortissima. La mamma di Valeria, Gianna, è una donna fermissima, io la chiamo la federmarescialla. E’ una donna rigorosa, disciplinata che tutti abbiamo imparato a conoscere all’Isola dei famosi. Ancora oggi, quando ci sentiamo, mi chiede se sono dimagrito".

Ti fa soffrire l’accanimento nei riguardi di Valeria?
"Sì, io ci soffro tantissimo, perché le voglio molto bene. Lei non so se soffre per questo, però conoscendo molto bene Valeria e sapendola molto, molto sensibile come donna, penso di sì. Penso che la decisione che ha preso, mi riferisco alla separazione da Giovanni Cottone, anche se non voglio entrarci è stata una decisione molto, molto sofferta. Magari ci sono cose che noi non sappiamo".

Valeria suscita una simpatia innegabile che deriva dalla sua capacità di trasmettere umanità
"Valeria è una donna di una bontà, di una generosità d’animo che non immaginate. E’ una ragazza dai principi d’oro e mi fa male quando leggo certo cose. Ma come le altre ha deciso di fare questo lavoro: è lo scotto da pagare. Non puoi piacere a tutti. Come Barbara D’Urso: a me fa male vedere come la trattano per l’impegno che profonde in quel programma, i cui risultati si vedono. Può piacere, non può piacere. Barbara combatte veramente per i diritti delle donne, per gli animali, per i diritti degli omosessuali e per il matrimonio gay".

Giovanni, che ne pensi della lingerie in vista di Agnese Landini (moglie di Matteo Renzi, ndr)  durante il G20 in Australia? Vogliamo dare un consiglio alle signore per non incorrere in errori riguardanti la lingerie?
"Francamente non ho visto la foto a cui ti riferisci, ma la signora Landini mi sembra una donna sempre ben vestita, elegante. Ti dirò che, a me, la signora non dispiace. Possiamo dire alle signore che la lingerie fa parte di un outfit e di non dimenticare mai di abbinare la biancheria all’abito. Fa parte anche questa componente l’insieme di piccole regole che svelo in questo libro".

Torniamo al libro, "Divina". Il tuo volume è una guida per affinare il gusto. La finalità è quella proprio di stimolare una sensibilità verso il bello?
"Trovo che sia corretto affinare il proprio gusto. Poi, se una signora si sente bene con il reggiseno di pizzo, tutta maculata ed esprime così la sua personalità, significa che si sente bene allora va bene anche così. Io vorrei fosse colto anche un altro aspetto, in questo libro. Chiudo il libro proprio citando una mia conterranea, Oriana Fallaci. Io la amo molto. Trovo che "Il sesso inutile" dovrebbe essere adottato nelle scuole. E’ un manifesto verso l’educazione per la civiltà, poche volte ho letto in vita mia. Eppure lei e Camilla Cederna le avevano relegate a commmentatrici di moda. Lei aveva capito tutto. Io trovo questo la sintesi perfetta. Esistono delle regole, ma se poi viene fuori la tua personalità nulla vale. Come ha scritto Oriana: Siate sofisticate. No siate semplici. Vestitevi di nero. No, vestitevi di rosso. Mettete le tasche sopra il sedere. No, mettetele al punto giusto. Siate sottili. No, siate normali… La conseguenza più logica, quindi, è la seguente: vestitevi, care signore, come vi pare".

 

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