Papà, ora che ho capito come sei ti accetto. Ma non ti perdono

Tu, papà, sei stato il grande assente della mia vita

Sai papà, per anni tu sei stato il grande protagonista della mia vita, pur essendo perennemente assente. Perché tu per me non c’eri mai, fisicamente, mentalmente, con il cuore.

E mentre le mie amiche avevano un papà forte e protettivo con cui costruire castelli di sabbia nelle giornate di sole più belle, io mi accontentavo di quei ricordi forzati che appartenevano alla mia fantasia e ai racconti di mamma per sentire meno la tua mancanza.

Ma io la sentivo eccome, agli incontri con i genitori, ai compleanni, alle gite al parco. Tu eri sempre troppo impegnato per me, per mamma, per quella che un tempo era la tua famiglia, la stessa che avevi promesso di proteggere e di amare.

Ho creduto per anni che la colpa fosse mia, mi sono convinta che fossi semplicemente nata sbagliata.

Ho visto mamma consumarsi dal dolore, affaticarsi per prendersi cura di me, tua figlia, mentre tu sperimentavi nuovi modi di vivere lontano da noi, perché con mamma eri stato chiaro, le avevi detto che ti mancava la tua libertà e che il ruolo di padre e marito fedele non ti appartenevano.

Lei lo ha capito, che tu eri semplicemente così, un uomo egoista e immaturo, e ti ha lasciato andare. Ma io papà, ero solo una bambina. Come avrei mai potuto comprendere che quello che doveva essere il mio punto di riferimento maschile nel mondo, non era pronto per me?

Come hai potuto dimenticarti di tua figlia e delle tue responsabilità? Perché anche quando c’eri, la tua presenza era fugace e effimera. Ti allontanavi se ti stringevo forte a me, mi rispondevi semplicemente “anche tu”, abbozzando un sorriso di circostanza, quando ti dicevo che mi mancavi.

Ho sofferto quando mi sono trasferita fuori città perché sentivo la mancanza di tutti, tranne la tua. Perché ormai mi era chiaro che io e te eravamo diventati due perfetti sconosciuti.

Poi un giorno, ho smesso di chiamarti e di pensarti, di idealizzarti. Ho capito che più che un papà eri semplicemente un uomo con i tuoi tanti difetti, e ho smesso di elemosinare affetto e momenti condivisi.

E poi tu sei tornato, inaspettatamente.

Più stanco e affaticato, con quelle profonde rughe sul viso che più che segni dell’età sembrano rimpianti e mi hai detto che tutto quello che stavi cercando, là fuori, nel mondo, lo avevi sempre avuto, ed ero io. E ora che, i sensi di colpa, per quello che non sei stato, sono troppo grandi da contenere, sei tornato da me, “per recuperare il nostro rapporto”, hai detto.

Ma ormai di noi, non resta quasi più niente.

Ma non per questo ti rifiuterò papà, imparerò a starti accanto, come tu non hai saputo fare con me perché ho capito come sei, ho accettato chi sei, ma non dimenticherò mai quello che mi hai fatto.

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Papà, ora che ho capito come sei ti accetto. Ma non ti perdono