La capa la insulta perché mamma: risarcita

"Speravo fossi sterile", ha detto la sua responsabile che però è stata giustamente condannata

La legge italiana tutela la maternità ma spesso i datori di lavoro se ne dimenticano o se ne infischiano proprio. E questa cosa fa una grande rabbia, ancor più quando questi responsabili “irresponsabili” sono loro stesse delle donne. E’ ciò che è accaduto a Firenze. Una commessa, non con poca fatica, è riuscita finalmente a coronare il suo sogno rimanendo incinta a 40 anni. Come normale, ha chiesto alla direttrice del negozio dove lavorava il normale congedo per partorire. E fin qui tutto normale.

Quando è rientrata al lavoro, però, si è scatenato il caos. La titolare, che nel frattempo aveva assunto nel frattempo una nuova ragazza e non ne voleva sapere più di lei, iniziata a trattarla male. Prima le “suggerisce” di non rientrare al lavoro, poi le nega il part-time. Il 16 giugno l’episodio clou: la neomamma doveva recarsi al lavoro alle 15:30 ma accade un imprevisto normalissimo per chi ha dei figli piccoli. La neonata si copre di macchie rosse e la mamma la porta all’ospedale per accertamenti. Nel frattempo chiama la titolare per avvisarla.

La chiama mentre è in auto e usa il vivavoce, quindi la conversazione viene sentita dalla sorella della donna, che è insieme a lei. La capa sbotta: “Per colpa tua e dei tuoi figli ho dovuto assumere un’altra persona, se non vieni al lavoro alle 15.30 in punto ti faccio il culo, mi sono rotta i c… di te e dei tuoi figli e non me ne frega un c… se tua figlia sta male procurati una fottuta baby sitter, vendi l’auto se non puoi pagartela, devi rientrare al lavoro di corsa e stai attenta perché questo è l’ultimo avvertimento che ti do”.

Dopo la visita medica, la donna ritelefona per dire che sarà al lavoro, ma chiede spiegazioni sulla telefonata precedente. La risposta tremenda è questa: “Col tuo atteggiamento da mamma mi offendi, hai rotto con questa malattia, ricordati che ho soldi, conoscenze e potere per rovinarti, non mangio grazie al punto vendita e posso tirare fuori i soldi per farti il culo in due. Scordati il part time che mi hai chiesto, devi farti il c… a lavorare dato che sei una super mamma e hai voluto dei figli… vedremo quanto sei dura; ti ho assunto sperando fossi sterile ed è solo grazie alle terapie che me lo hai tirato in c…”.

A questo punto la mamma decide di andare per vie legali. E qui un’altra spiacevole sorpresa: il giudice di primo grado considera questo solo “uno spiacevole colloquio” condanna la commessa a pagare le spese legali. Ma per fortuna la Corte d’Appello è di diverso avviso e ha condannato la direttrice a risarcire la commessa con 10 mila euro, trattandosi di mobbing. Giustizia è stata fatta, almeno questa volta.

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La capa la insulta perché mamma: risarcita