“Tredici”, al via la seconda stagione: perché devi guardarlo con tua figlia

Fa piangere e fa arrabbiare, ma il fenomeno targato Netflix è soprattutto un ponte di riflessione e confronto tra giovani e adulti

Tornano le atmosfere inquietanti di “Tredici”, la discussa serie tv per teenager che ha avuto un riscontro mediatico senza precedenti. Netflix ha annunciato la data di rilascio della seconda stagione: il 18 maggio si riaprono le porte della Liberty High School, per scoprire altri elementi sui motivi che hanno spinto al suicidio l’adolescente Hanna Baker. Nei nuovi episodi, verranno esplorati maggiormente i personaggi che sono stati colpiti dalla morte della giovane liceale. Potente, tragica, commovente, la serie televisiva tratta dal romanzo “13” di Jay Asher spinge alla riflessione giovani e adulti senza distinzione.

La serie ha generato numerose discussioni. C’è chi ha accusato i creatori di aver “romanticizzato il suicidio” e ha criticato i temi trattati (bullismo, morte, abuso dei social network, violenza sessuale, volgarità, abuso di alcol e droga, sessismo, incomunicabilità), esprimendo preoccupazione riguardo ai rischi di emulazione da parte dei giovani. C’è, al contrario, chi ha suggerito con forza la visione in tutte le scuole perché “Tredici” lancia un messaggio di lotta al bullismo. Fingere di non vedere alcune situazioni, nascondendo la testa sotto la sabbia è inutile. Perché la solitudine, il bullismo, la depressione, la violenza esistono. E l’adolescenza è un’età delicatissima, in cui i ragazzi possono attraversare momenti difficili e devono possedere gli strumenti per reagire nel modo giusto. Ecco, allora, che guardare “Tredici” nelle scuole e/o farlo a casa, figli e genitori insieme, può rappresentare un ponte di confronto e dialogo tra giovani e adulti.

La giovanissima e sfortunata protagonista, Hanna Baker, è intelligente, bella e profondamente insicura. I ripetuti atti di bullismo e violenza nei suoi confronti, la sua solitudine e difficoltà di comunicare – con i genitori così come con il ragazzo di cui si innamora, Cley Jensen – la portano a non vedere più alcuna speranza e la spingono ad uccidersi. Hannah è un personaggio in cui tutte le giovani donne che guardano la serie possono in qualche modo rivedersi. E che suscita empatia. Non a caso, il successo del suo personaggio ha contribuito a sensibilizzare il mondo femminile, già molto toccato dalla vicenda degli abusi sessuali nel cinema, venuta alla luce grazie al caso “Weinstein”. Sui social le donne hanno reagito lanciando l’hashtag #metoo, un invito a non tacere sulle violenze – fisiche e psicologiche – subite. Ciò che emerge guardando “Tredici” è proprio questo: se Hannah avesse sentito la vicinanza degli altri, se non si fosse persa nella sua solitudine, non avrebbe fatto ciò che ha fatto. E allora, mamme e figlie segnate la data sul calendario. Fatevi travolgere dalle drammatiche vicende di “Tredici” e poi parlatene. Comunicare è impegnativo, ma non impossibile.

“Tredici”, al via la seconda stagione: perché devi guarda...