Telecamere negli asili: a che punto siamo?

Due petizioni online, un gruppo Facebook di 45mila iscritti , proposte di legge e supporto del ministro dell’Istruzione. Il Garante cerca l’accordo ma le leggi sono contro

L’ennesimo episodio di asilo degli orrori a Bari, con maltrattamenti e abusi sui bambini, rilevati dalle intercettazioni ambientali dei carabinieri e culminate nell’arresto di due maestre di 53 e 49 anni (una responsabile di aver fatto perdere i sensi a una bimba) hanno riacceso il dibattito sulla questione “telecamere negli asili”.

Al momento, ci sono ben due petizioni online su Change.org. Una, lanciata dalla romana Federica Funi, che ha raggiunto quota 27mila firme. La seconda, promossa da Giuseppe Spedicato di Bologna e sostenuta la Ministro dell’Istruzione, sta a 22.

E su Facebook, il gruppo “Sì alle telecamere conta più di 45mila iscritti. Tra i fondatori Cristina Montuoro, psicologa e psicoterapeuta.

Le telecamere nelle scuole ridurrebbero i tempi delle indagini in caso di denuncia. Non vogliamo filmati continui visibili dai genitori (Non farebbero lavorare bene le educatrici), ma a disposizione solo delle Forze dell’Ordine se c’è una segnalazione. Adesso servono mesi dopo una denuncia per intervenire

Secondo Cristina Montuoro la sola presenza delle telecamere sarebbe già un deterrente per chi ha comportamenti non corretti. La richiesta è anche di supporto psicologico, controlli ogni sei mesi, la laurea obbligatoria, selezione del personale accurata

Nel gruppo abbiamo raccolto anche la voce di tante maestre che si sono sentite diffamate da colleghi e che sarebbero contente di avere la prova della telecamera. Ci sono negli aeroporti, nelle strade, nei centri commerciali, una in più non cambia la vita

Ci sono anche proposte di legge in merito. L’ultima risale al 24 febbraio 2016, a firma di Nunzia De Girolamo. Titolo “Norme in materia di videosorveglianza negli asili nido e nelle scuole dell’infanzia nonché presso le strutture socio-assistenziali per anziani, disabili e minori in situazione di disagio e altre disposizioni in materia di requisiti di idoneità psico-attitudinale del personale scolastico e sanitario”.

Lo stesso Garante della privacy, Antonello Soro, che si era sempre opposto all’uso indiscriminato di webcam negli asili nido (“Troppi rischi per la riservatezza e il libero sviluppo della personalità dei bambini”) sembra voler trovare un compromesso:

È un tema che ci interroga e non va banalizzato. Nessuno sottovaluta che asili nido possono diventare teatro di insopportabili violenze nei confronti di soggetti debolissimi e incapaci di denuncia, ma questo problema non può essere risolto dalle tecnologie. Il processo educativo fonda molta della sua efficacia nella libertà della relazione tra educatore e bambino, in un rapporto di spontaneità e naturalezza. Ed è ingiusto assoggettare a sorveglianza permanente tutti gli insegnanti italiani per punire le violazioni di pochi. Il problema, però, esiste e stiamo valutando le contromisure più equilibrate

Il problema è che tutte queste richieste si scontrano con tutto un insieme di leggi che remano contro.

Oltre alla normativa italiana sulla privacy, c’è anche quella europea sul trattamento dei dati personali e sulla video-sorveglianza nei luoghi di lavoro, che prevede la possibilità di ricorrere all’utilizzo delle riprese, ma solo a certe condizioni. E le linee guida elaborate dal Gruppo di lavoro ex articolo 29 sull’uso dei sistemi di videosorveglianza nei luoghi di lavoro.

La strada è ancora lunga, ma alla luce di tutti questi casi, una soluzione va trovata. Perché  i bambini maltrattati di oggi, saranno adolescenti e adulti traumatizzati domani.

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