Allarme morbillo, muore bimbo di 18 mesi. E’ polemica sui gruppi anti-vaccino

Un anno e mezzo di vita appena e un virus letale. E’ sconvolta la Germania dalla morte di un bambino di soli 18 mesi a causa del morbillo. La notizia, data dall’assessore alla Salute della capitale, Mario Czaja, accresce le polemiche in tutto il mondo sulla mancata vaccinazione dei piccoli contro le più comuni malattie esantematiche. Dall’inizio dell’anno a Berlino si è assistito ad una vera e propria epidemia con 574 casi, così come calcola il settimanale Der Spiegel.

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Le autorità hanno chiuso a titolo precauzionale la scuola materna di Lichtenrade frequentata dal piccolo. Nella modernissima, ricca e potente Germania il morbillo è ancora diffuso. Il governo insieme all’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) Berlino aveva previsto di sradicare la malattia entro il 2015, obiettivo ancora lontano. Solo nel 2001 è stata approvata una legge per la protezione contro le infezioni ma in Germania non esiste un obbligo di vaccinazione.

La notizia della tragedia arriva in momento in cui la capitale tedesca, colpita da un’ondata della patologia tipica dell’infanzia, sta discutendo intensamente sulla opportunità di vaccinare i bambini. Oggi anche il ministero della Salute ha preso posizione in proposito, definendo "irresponsabile" chi si batte contro il vaccino, che è "sicuro" e raccomandabile per proteggere i bambini.

Già lo scorso anno si era resgistrata un’emergenza morbillo in alcuni stati europei. Secondo l’Ecdc, il Centro europeo di prevenzione e di controllo delle malattie a Stoccolma, solo la metà degli Stati dell’Ue aveva raggiunto l’obiettivo di debellare questa malattia, obiettivo che si doveva raggiungere nel 2015 ma che sembra ancora lontano, dopo che è già stato mancato nel 2010. Nell’occhio del ciclone c’era la Gran Bretagna: in Galles, solo in aprile 2013, si erano registrati 700 casi di morbillo e a marzo dello scorso anno il numero era salito a 1136. Se erano state somministrate 60.000 vaccinazioni, altri 33.000 giovani tra i 10 e i 18 anni risultavano ancora scoperti.

Paradossalmente la vaccinazione trivalente morbillo-pertosse-rosolia (Mpr), introdotta una trentina di anni fa, è stata vittima del proprio successo: l’efficacia dei vaccini è stata tale che la memoria di alcune malattie è spesso lontana, tanto che alla paura per queste malattie è subentrata la paura per i vaccini prodotti per prevenirle. A peggiorare la situazione è stato l’"effetto Wakefield": Andrew Wakefield, medico britannico, pubblicò nel ’98 una ricerca in cui ipotizzava un legame tra la vaccinazione Mpr e l’autismo. Lo studio risultò essere una truffa, ma ormai il danno era fatto. Nonostante Wakefield sia stato radiato, alcuni genitori ancora lo sostengono e vedono nel vaccino il capro espiatorio per spiegare l’insorgere dell’autismo nei figli (con gravi ripercussioni sulla sanità pubblica).

Le sue false tesi hanno portato, infatti, a una diminuzione del numero di vaccinazioni negli Usa, in Gran Bretagna e in altre parti dell’Europa, con la conseguenza di un repentino aumento dei casi di morbillo, malattia altamente contagiosa, e delle sue complicanze, inclusi numerosi casi di encefalite e di morte. L’epidemia primaverile registrata in Gran Bretagna rispecchia proprio le generazioni non coperte per l’"effetto Wakefield".

La disattenzione di alcuni genitori rispetto ai vaccini ha portato alla riduzione della copertura vaccinale a livello pediatrico e la rinascita di alcune malattie. Tanto che ora l’Europa è diventata esportatrice di morbillo in zone dove era stato eliminato, come il Nord e il Sud America. L’Mpr non è obbligatoria come quella contro la difterite, la poliomelite, il tetano e l’epatite B e così non è percepita come importante, anche se le aziende sanitarie locali e i medici di famiglia fanno di tutto per aumentarne la consapevolezza. E poi ci sono gli "obiettori vaccinali", che rifiutano ogni vaccinazione: sono concentrati in Veneto, dove esiste un programma pilota che prevede la sospensione dell’obbligo.

 

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