Cause, sintomi e cure per la gravidanza a rischio

Le gravidanze a rischio possono essere determinate da numerosi fattori come stress, stile di vita poco sano o da malattie pregresse

Non sempre, purtroppo, le gravidanze vanno come si vorrebbe. Ci sono donne che, talvolta, si trovano a dover fare i conti con una gravidanza a rischio, che comporta rischi per il feto o per la futura mamma più elevati rispetto al normale. Ma quali sono le cause, i sintomi e come bisogna comportarsi quando il ginecologo fornisce la sua diagnosi?

Possono essere diverse, le cause di una gravidanza a rischio. Le più comuni sono lo stress, il tipo di lavoro svolto, le condizioni di vita, lo stato di salute con cui alla gravidanza si arriva, l’età. E anche i sintomi possono variare di molto: esattamente come una gravidanza non è mai uguale ad un’altra, anche i rischi e le manifestazioni possono cambiare di molto da futura mamma a futura mamma. Vediamo dunque di fare un po’ di chiarezza.

Le cause più comuni di una gravidanza a rischio

Le cause di una gravidanza a rischio possono essere le più diverse. Innanzitutto, possono dipendere da condizioni di salute pregresse come l’ipertensione (sebbene molte donne riescano a portare a termine senza intoppi la gravidanza pur con una pressione alta, in alcuni casi questa provoca danni ai reni materni e aumenta il rischio di avere un bimbo sottopeso) oppure il diabete, in quanto livelli di glicemia troppo elevati possono causare difetti congeniti.

Altre cause di una gravidanza a rischio sono i disturbi renali – motivo per cui le donne incinte che ne soffrono devono essere sottoposte a frequenti controlli medici, e seguire una dieta e una terapia ad hoc – malattie autoimmuni come la sclerosi multipla o il lupus, malattie della tiroide, difetti congeniti, obesità o al contrario un sottopeso grave di partenza. Tra le patologie che si possono invece sviluppare in gravidanza, particolare attenzione va riservata alla preeclampsia (l’aumento della pressione arteriosa dopo la 20° settimana), che può danneggiare reni, cervello e fegato della mamma e dare al feto problemi di salute cronici, se non trattata, ma anche alle infezioni come la toxoplasmosi, la rosolia o il citomegalovirus.

Al di là delle patologie, poi, anche lo stile di vita influisce sul tipo di gravidanza che la futura mamma avrà: l’alcol, ad esempio, raggiunge il feto tramite il cordone ombelicale e aumenta il rischio di aborti spontanei, difetti congeniti e sindromi feto-alcoliche; il fumo aumenta invece la probabilità di un parto pretermine e il rischio che il bimbo sviluppi difetti congeniti o venga colpito da SIDS (la sindrome della morte improvvisa del lattante).

Particolari fattori di rischio sono infine considerati le gravidanze gemellari, che potrebbero tradursi in un parto prematuro, e l’età della futura mamma: sotto i 17 anni, questa è più soggetta a sviluppare anemia e ipertensione arteriosa, mentre una prima gravidanza dopo i 35 anni (sebbene il più delle volte si concluda senza problemi) aumenta la possibilità di complicanze durante il parto, travaglio prolungato, necessità di un cesareo e di avere neonati con malattie congenite come la sindrome di Down.

I sintomi e le cure di una gravidanza a rischio

I sintomi di una gravidanza a rischio dipendono essenzialmente dal tipo di problema che colpisce la futura mamma. Ad esempio, è bene sottoporsi a costanti controlli della glicemia per accorgersi di un eventuale diabete gestazionale, che andrà poi curato con una dieta ad hoc e, nei casi più gravi, con somministrazioni di insulina.

Per accorgersi di un’eventuale preeclampsia bisogna invece controllare la pressione arteriosa (che non deve essere superiore ai 140/90 mmHg), i livelli delle proteine nelle urine e la presenza di edema diffuso soprattutto agli arti inferiori. Sintomi che possono farla sospettare sono: forti mal di testa, problemi visivi, dolori nella parte alta destra dell’addome, ridotta produzione di urine, fiato corto e gonfiori improvvisi. Come si cura la preeclampsia? Risolvendosi col parto, i medici utilizzano terapie di supporto per la mamma accompagnando il feto sino alla maturità, così da farlo nascere.

Necessario è infine fare attenzione ai sintomi di una minaccia d’aborto, che possono consistere in dolori addominali o alla schiena talvolta associati a perdite di sangue: se si dolore localizzato ai reni o al basso ventre, o si notano forti perdite ematiche, è bene dunque recarsi subito al pronto soccorso. A quel punto sarà il medico a stabilire se c’è un aborto in corso o “solamente” una minaccia, che andrà ridotta con un periodo di riposo a letto, con l’astensione dai rapporti sessuali e con una terapia farmacologica in genere sotto forma di ovuli di progesterone.

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