Ristoranti e pub vietati ai bambini: i clienti si dividono

Importati dagli Stati Uniti, anche in Italia si stanno aprendo bar e ristoranti child-free, in cui i bambini non possono entrare. Non tutti sono d'accordo: vediamo perché

Da qualche anno, alcuni locali pubblici europei affiggono all’ingresso un cartello che recita più o meno così: “Vietato l’ingresso ai bambini”. Definiti dalla stampa locali child-free, questi esercizi commerciali (ma esistono anche voli child-free) non accettano fra la propria clientela bambini al di sotto di una certa età, diversa da caso a caso.

L’idea di vietare l’ingresso ai bambini in determinati spazi è nata negli Stati Uniti, per poi espandersi anche in Spagna e nell’Europa settentrionale. In Italia questi “locali vietati ai minori di anni…” sono ancora rari: tuttavia, esistono già alberghi di alta categoria in località esclusive .

Alcuni esercenti stanno pensando di espandere questo divieto anche alla propria attività commerciale: dopo gli hotel, quindi, potrebbero essere aperti ristoranti, bar e centri sportivi per soli adulti. Questa ipotesi è ostacolata dalle leggi in vigore in Italia: un esercente non può rifiutare l’ingresso ad un qualunque cliente senza un fondato motivo e contrasta con il principio di uguaglianza di tutti i cittadini sancito dalla nostra Costituzione.

Obblighi di legge a parte, la clientela potenziale è divisa in due fazioni contrapposte: da una parte chi vuole avere la possibilità di potersi godere il proprio tempo libero senza essere disturbato da urla e schiamazzi minorili, dall’altra genitori e potenziali genitori che non vogliono o non possono lasciare i pargoli in compagnia della baby-sitter.

Chi non vuole avere bambini intorno giustifica la sua opinione adducendo varie motivazioni: i piccoli piangono e urlano nei locali disturbando gli altri clienti e, comunque, a quell’ora dovrebbero essere già a letto da un pezzo, magari con un adulto nell’altra stanza pronto a badare alle sue necessità.
Anche genitori e potenziali genitori hanno vari punti a favore della loro tesi: un bambino è una persona come le altre, con gli stessi diritti, portare fuori il proprio figlio in ristoranti e similari può essere anche educativo (è proprio frequentando posti simili che si impara a comportarsi educatamente in pubblico) e spesso è difficoltoso trovare una parente o una baby – sitter disposta ad accudire i bambini saltuariamente, soprattutto se non è stata avvisata con un certo anticipo.

È un peccato che, in questo caso, non siano stati intervistati anche bambini, come già si fa per altri motivi: sentire la loro opinione sarebbe stato interessante. Anche in tenera età, una persona ha un carattere, dei gusti e delle proprie opinioni. Magari preferirebbero andare al parco.

Immagini: Depositphotos

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