Quando la cicogna non arriva: voler diventare genitori e non riuscirci

Con la consulenza della dottoressa Stefania Piloni, medico specialista in ginecologia, docente Medicina Naturale Università di Milano, Facoltà di Medicina e Chirurgia, responsabile "Ambulatorio Medicina Naturale per la Donna", San Raffaele Resnati, Milano.
Quando si può parlare di infertilità? Per un medico il concetto di infertilità è diverso da quello di sterilità. La persona sterile non raggiunge mai il concepimento dopo 12-18 mesi di rapporti non protetti. Si parla di infertilità, invece, quando la donna raggiunge la gravidanza, ma perde il bambino e poi non riesce più a concepire.

Voler diventare genitori e non riuscirci: quanto è diffuso il problema?

È un problema che riguarda una coppia su quattro.

È vero che la funzione degli apparati genitali può essere alterata non solo da malattie dei singoli organi, ma anche da fattori psicosomatici, come lo stress, che va a ridurre la produzione di spermatozoi da parte dei testicoli nell’uomo o a ritardare / bloccare la maturazione dell’ovocita nella donna?

Certo, lo stress per esempio inficia la corsa degli spermatozoi. L’ormone chiamato in causa è il cortisolo, che è quella sveglia interna che ci fa aprire gli occhi alle 5 del mattino e che è responsabile di un cattivo sonno, nonché di una cattiva vita sessuale e di una bassa fertilità. Lo stress, poi, provoca un aumento della prolattina, che è l’ormone dell’allattamento (cioè quello che porta latte alle mammelle), ma che quando sale in altri momenti porta una difficoltà dell’utero a trattenere l’embrione.

Quali sono le cause di sterilità maggiormente diffuse nel mondo femminile?

La causa dominante è l’ età. Sono sempre più numerose le donne che oltrepassano i 35 anni prima di pensare a una gravidanza, mentre il potere fertile è massimo tra i 15 e i 25 anni. Quindi c’è prima di tutto un fattore sociale.
Sul fronte medico, la maggiore responsabile è la policistosi ovarica: l’Italia è un Paese dove domina l’ ovaio policistico, cioè uno squilibrio ormonale per il quale l’ovaio si trova in grande difficoltà a produrre ovociti adatti alla fecondazione.Le donne che soffrono di questo disturbo hanno cicli mestruali rari, mestruano una volta ogni 2-3 mesi e fanno fatica a ovulare.

C’è poi l’ endometriosi, un’altra frequente malattia,Il segnale più tipico di questa patologia è il dolore mestruale. E’ pur vero, purtroppo, che alcuni casi sono silenti e che molte donne, se pur attente, non hanno modo di accorgersene se non sottoponendosi a un’ecografia ginecologica. E’ una malattia subdola con scarsi segnali, e quei pochi (dolore mestruale) sono spesso sottovalutati. In chi ne soffre l’endometrio, ovvero il tessuto di rivestimento dell’utero, colonizza altre aree come le ovaie o le anse intestinali, inducendo una sorta di mestruazione interna molto dolorosa e che, alla lunga, va a danneggiare le ovaie.

Oltre a queste tre cause, ce ne sono altre meno frequenti, come le cisti dermoidi o i fibromi uterini, che sono sicuramente strutture benigne, ma che possono stravolgere la culla materna, rendendo l’utero un ambiente inadatto al concepimento.

Ci sono fattori di rischio da prendere in considerazione?

Come nell’uomo, ci possono essere fattori di rischio familiare, per esempio un’endometriosi che abbia già colpito una delle parenti prossime, come una cugina o una sorella, o i fibromi, o ancora la menopausa precoce. Occhio anche alla salute della tiroide, una ghiandola che può mettere in grande difficoltà il concepimento

Quali sono gli esami previsti per verificare la propria fertilità?

Con grande spirito di sacrificio, spesso sono proprio le donne le prime a sottoporsi agli esami di controllo: lui aspetta! Innanzitutto si procede con gli esami del sangue, per verificare se la donna ovula bene: un primo prelievo va effettuato entro il 5° giorno del ciclo (il 1° giorno corrisponde all’inizio delle mestruazione – n.d.r.), per misurare le FSH, la prolattina e i valori tiroidei; il secondo prelievo, da fare più o meno una settimana dopo l’ovulazione per capire come la donna ha ovulato, va a verificare il progesterone, cioè l’ormone più importante per la fertilità, e di nuovo la prolattina, per capire quanto lo stress incida sulla fertilità. L’altro esame indispensabile è quello delle tube, che possono essere indagate non con la semplice ecografia, bensì con l’isterosalpingografia, un esame un po’ fastidioso fatto in radiologia: un catetere porta un mezzo di contrasto a base di iodio dentro l’utero, che poi esce dalle tube. Una lastra indica se queste ultime sono pervie, cioè aperte entrambe, e in quale posizione si trovano, se raggiungibile da uno spermatozoo. In alternativa, c’è l’isterosonografia: il catetere porta dentro l’utero non un mezzo di contrasto, ma una soluzione fisiologica sterile, che in caso esca dalle tube indica che sono aperte. Il limite di questo esame è che non dice la posizione delle tube. La laparoscopia, infine, è un esame più complesso, un vero e proprio intervento chirurgico, riservato ai casi particolari, per esempio laddove gli altri esami abbiano dimostrato che c’è un problema alle tube, che c’è una cisti ovarica o altri problemi.

A cura di: Alma Galeazzi

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