Punire o incoraggiare? L’educazione dei bimbi

Meglio punire o meglio incoraggiare? Quali comportamenti vanno premiati? L’educazione dei bambini è un argomento che solleva sempre molti dubbi nella vita di mamma e papà.

I genitori sanno di avere una grande responsabilità, che è quella di imporre dei limiti ai propri figli per insegnare loro a distinguere i comportamenti leciti da quelli che invece non lo sono.

La difficoltà sta però nel passare dalla teoria alla pratica. E’ normale per mamma e papà commuoversi davanti alle lacrimucce e i bronci del proprio bambino, com’è del tutto comprensibile che ogni tanto si perda la pazienza.

Ma ricordiamoci che l’educazione che riusciremo a trasmettere a nostro figlio influirà in modo decisivo sul tipo di persona che diventerà da adulto.

Un principio comunemente condiviso, è che sia meglio incoraggiare il bambino a mantenere atteggiamenti positivi piuttosto che punirlo quando sbaglia.

Lo psichiatra Francesco Cro, in un articolo pubblicato su La Repubblica, afferma infatti che "la punizione vorrebbe insegnare al bambino cosa non fare, ma non gli fornisce un modello positivo: dovrebbe essere leggera, di breve durata e non veicolare aggressività. E’ molto meglio utilizzare lodi e gratificazioni per rinforzare i comportamenti da incoraggiare che punire quelli sconvenienti, anche perchè la punizione porta quasi sempre a un escalation di provocazioni e sanzioni".

In ogni fascia di età il bambino ha esigenze diverse, e un comportamento attento da parte dei genitori può contribuire a prevenire il manifestarsi di atteggiamenti "scorretti" da parte del bambino, che spesso sono da interpretare come richieste di attenzione:

0-1 anno: il bambino ha bisogno di sentirsi amato e protetto. E’ fondamentale l’empatia tra genitore e figlio, il contatto e la comunicazione. Nel limite del possibile andrebbero evitate separazioni forzate dai genitori per garantire la serenità del bambino e prevenire conseguenze negative.

1-3 anni: il bambino va rassicurato e premiato con elogi positivi. A questa età, i disturbi del comportamento possono nascere dalla carenza di sonno. I genitori devono fare attenzione alle proprie ansie da separazione: la riluttanza della mamma a staccarsi dal bambino può frenare il suo processo di conquista dell’autonomia.

3-5 anni: i comportamenti indesiderati possono essere una richiesta di attenzione. I rimproveri devono essere fermi ma non aggressivi: meglio suggerire e incoraggiare un comportamento positivo, come chiedere gentilezza.

5-8 anni: il buon esempio prima di tutto: se i genitori si rivolgono al bambino con gentilezza e rispetto sarà più semplice per lui fare lo stesso. Attenzione a manifestare la nostra ansia: potrebbe portare il bambino a impuntarsi su un atteggiamento negativo. I rimproveri e le minacce di punizioni andrebbero evitate in pubblico.

8-11 anni: il bambino va incoraggiato a esprimere i propri sentimenti e le proprie paure, che non vanno mai ridicolizzati o sminuiti. E’ importante mostrare comprensione e rassicurarlo. Proporre come punizione un’attività che si desidera incoraggiare (ad esempio la lettura) è controproducente, come anche privare il bambino dei contatti sociali con i coetanei.

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