Pro e contro della Didattica a distanza per studenti con DSA

Pro e contro della Didattica a distanza per studenti con DSA e buoni propositi per la scuola di domani grazie alla tecnologia

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Pro e contro della Didattica a distanza per studenti con DSA

Quando non andare a scuola è un bene…

Se chiediamo a uno studente con DSA quale è stata la sua esperienza con la didattica a distanza, in molti casi la risposta è, inaspettatamente, positiva. Con le scuole chiuse, infatti, gli studenti con Disturbi Specifici dell’Apprendimento non si sono più dovuti confrontare con le discriminazioni di cui spesso erano oggetto in classe.

La DAD ha eliminato il confronto diretto con i cosiddetti “normodotati” che li faceva sentire stupidi e ha ridotto l’ansia della performance in occasione di verifiche ed esami.

Seguire una lezione in braccio alla mamma ha permesso ai più piccoli di sentirsi protetti, potendo contare sull’aiuto di un adulto nel momento in cui l’attenzione calava e si perdeva qualcosa di quanto detto dall’insegnante.

Anche per i più grandi la didattica a distanza si è rivelata per certi aspetti vantaggiosa, concedendo per esempio la possibilità di riascoltare più volte le lezioni registrate, senza la fretta tipica della didattica in presenza.

A questo punto, però, una domanda sorge spontanea: è possibile che un ragazzo con DSA per stare bene debba non andare a scuola? Ciò significa che vive la scuola come un’angoscia, un peso che è ben felice di poter evitare, senza preoccuparsi di ciò che sta perdendo perché non ha ancora sviluppato la percezione dell’importanza di imparare.

La perdita di apprendimento

Molti studenti, quindi, non hanno vissuto la didattica a distanza come un dramma, anzi, è stato un sollievo. A uscire totalmente sconfitta da questo quadro, però, è la scuola con la sua missione educativa.

Se un alunno con DSA è contento di non andare a scuola per mesi significa che stiamo sbagliando qualcosa. Che quella scuola che dovrebbe essere “inclusiva” per definizione in realtà è ancora esclusiva e penalizza le diversità di alcuni catalogandole come disturbi.

La DAD non può essere la soluzione perché rischia di abbandonare alcuni bambini e bambine alla povertà educativa. Per gli alunni della Primaria, in particolare, la didattica a distanza è stata possibile sono in presenza di un adulto, creando non poche difficoltà ai genitori.

Non solo: tutti coloro che hanno uno stile di apprendimento non auditivo sono stati tagliati fuori dalle video lezioni, dove in generale era ancora più difficile ingaggiare i ragazzi e mantenere viva la loro attenzione di quanto già non fosse nelle lezioni in presenza.

Cosa fare?

La questione, perciò, non riguarda tanto la scelta tra didattica in presenza o a distanza.

Siamo tutti concordi nel dire che nulla può sostituire la componente relazionale della scuola spazzata via dall’emergenza Covid-19 e tutti auspichiamo di poter tornare alla “normalità” a partire da settembre. Questa “normalità”, però, non dovrà essere un ritorno al passato, ma dovremo tener conto di quanto la DAD ci ha insegnato.

Usare la tecnologia per creare contenuti moderni e interattivi, rinnovare le tradizionali lezioni frontali, cercare modalità di insegnamento più coinvolgenti e stimolanti. Il tutto preoccupandoci di fare in modo che la scuola sia un luogo accogliente per tutti, dove nessuno si senta escluso. Perché siamo tutti Bisogni Educativi Speciali e ognuno deve avere la possibilità di scoprire i propri talenti a scuola, imparando con i propri modi e i propri tempi. Redooc ne ha fatto la sua filosofia, arricchendo la piattaforma di contenuti e funzionalità come mappe mentali, strumenti interattivi per le quattro operazioni, scelta del font e text to speech, mettendo al centro il tema dell’accessibilità.

Accessibilità e inclusione che però, prima di tutto, un bambino o un ragazzo con DSA deve poter trovare a scuola per vivere l’apprendimento come un’esperienza piacevole e non come un’odiosa costrizione.   

 

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